
“Un’involuzione della civiltà”. L’ultimo post del consigliere di Stato Manuele Bertoli ha scatenato reazioni sia da destra che da sinistra. Da un lato chi lo ha lodato per aver preso posizione su un tema che tocca da vicino persone meno fortunate e donne e bambini separati dalle loro famiglie, dall’altro che gli ha rimproverato di essersi immischiato nella politica estera di Paesi terzi (vedi articoli suggeriti).
L’ennesima polemica estiva ticinese è servita, ma questa volta non si discute solo di ristorni e consuntivo. In ballo ci sono anche vite umane. Ticinonews ha chiesto un parere al deputato PPD Giorgio Fonio, che due anni fa aveva tastato con mano la situazione del campo profughi greco di Idomeni insieme al presidente del PPD Fiorenzò Dadò.
“Non mi sembra che Bertoli abbia detto qualcosa di non condivisibile – ha esordito - Stiamo parlando di persone e le immagini dagli USA le stiamo vedendo tutti. Vedere persone in mezzo al mare perché i Governi dell’UE non riescono a mettersi d’accordo mi indigna e preoccupa da uomo prima ancora che da politico. Se aggiungiamo le urla dei bambini messicani separati dalle loro famiglie è quasi impossibile non pensare a quanto accaduto 70 anni fa dietro i reticolati di filo spinato”.
Lega e UDC hanno rimproverato a Bertoli di esseri immischiato in questioni di Stati terzi. Una posizione che Fonio proprio non condivide. A suo avviso, Bertoli non si è immischiato nella politica di altri Stati ma ha espresso un’opinione in merito a un dramma umano: “Come posso criticare un Consigliere di Stato che si è indignato davanti alla sofferenza delle persone? Laddove vi sono tragedie umane che toccano persone indifese è positivo che qualcuno si esprima: vuol dire che ci sono ancora delle coscienze che non accettano determinate dinamiche”.
“La politica non deve giocare sulla vita delle persone - ha concluso – Dovremmo porci tutti la stessa domanda: come spieghiamo ai nostri figli quello che sta succedendo?”
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