
“Il Ticino siamo noi” si era presentato a gennaio, anche se i promotori dicono che sia nato a maggio, come un gruppo “formato da cittadini, e che riunisce diverse idee partitiche differenti tra di loro ma accomunate dal dialogo e dalla volontà di risolvere i problemi del Ticino”. Ad un evento erano apparsi, sorridenti in fotografia, alcuni candidati PPD, Lega e Verdi, tra cui Sergio Savoia, e il consigliere di Stato Claudio Zali (dando adito a qualche equivoco, perché in molti hanno pensato ad un gruppo fondato da politici).
In questi mesi se ne sono perse un po’ le tracce, anche se hanno portato avanti diverse iniziative come lettere ai capigruppi in GC e un blog online. Ieri Ricardo Pereira Mestre e Sinue Bernasconi hanno comunicato la nascita del loro “Più cuore in politica”, di cui il medico candidato PLR ha parlato questa mattina al nostro portale.
I gruppi per definizione interpartitici vanno dunque di moda? È un nuovo modo di fare politica? Se i partiti e la loro litigiosità delude, è questa la soluzione per il futuro del paese?
In merito abbiamo interpellato uno dei due responsabili de “Il Ticino siamo noi”, lo studente Murat Alan Kopkin.
“L’iniziativa di Pereira Mestre mi piace, punta al dialogo pacifico e indipendente dalle ideologie, come desideriamo fare noi” esordisce. “Il dialogo tra partiti diversi sarebbe uno degli obiettivi anche per noi, informare e dibattere come cittadine e cittadini, interessarsi della cosa pubblica e sensibilizzare. Infatti abbiamo scelto la colomba come simbolo, in segno di pace e costruzione (nella foto)."
"Siamo nati come gruppo non di politici. Nel gruppo Facebook, che conta 774 membri, si notano diversi esponenti politici (tra cui Fonio, Dadò, Beltraminelli, Robbiani, B.Bignasca, Bang, Gianella, Del Don, Marchesi, Mordasini e altri), ma partecipano poco. Personalmente, ho a cuore il Ticino”.
Allora, perché non si è candidato?
“Non mi riconosco in nessun partito. Oltretutto, essendo uno studente non ne avrei il tempo materiale, così come l’altra promotrice, Ivana Zeier, che è mamma single e lavoratrice.”
Un po’come “Più cuore in politica”, prevale l’idea della persona e non del partito. Le pongo la stessa provocazione lanciata a Pereira: e se si votassero le persone senza i partiti? Sono necessari?
“Senza partiti ci sarebbe la dittatura. Gruppi interpartitici invece possono essere una piattaforma, la dimostrazione che c’è chi collabora per il bene di tutti e non del suo partito. Una persona da sola non va da nessuna parte, basti pensare alla Lega, che pure con i fondi che ha a disposizione ha impiegato una ventina d’anni a trovare il secondo seggio.”
Potreste essere interessati a partecipare alle serate di “Più cuore in politica”?
“Perché no, siamo andati a tanti dibattiti, per esempio dei socialisti e dei comunisti. Cerchiamo di conoscere le persone e capire, di discutere essendo aperti a 360°. Ripeto, come cittadini e non con interessi politici.”
Perché fioriscono gruppi come il vostro in questo periodo pre elettorale?
“Noi non siamo nati ora, bensì a maggio. Siamo attivi sui social network e non abbiamo nessun partito dietro le spalle. Siamo delusi dalla politica, dove tutti pensano solo a farsi la guerra e ad aver la meglio sui vari temi, mentre le soluzioni si trovano solo in modo condiviso. Se continuiamo così, il Ticino fallirà, non manca molto ad arrivare ad essere come la Grecia o l’Italia. Posso aggiungere qualcosa?”
Certo.
“C’è gente che ci scrive per ringraziarci poiché grazie a noi si è riavvicinata alla politica”
Se realtà del genere diverranno un punto fermo o sono solo un fenomeno passeggero, lo scopriremo col tempo.
PB
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