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"Non mi piace chi dice che sono 'l'uomo ombra del PPD'"
"Non mi piace chi dice che sono 'l'uomo ombra del PPD'"
"Non mi piace chi dice che sono 'l'uomo ombra del PPD'"
Redazione
7 anni fa
Intervista a tutto tondo con Germano Mattei, che trae un bilancio della sua prima legislatura in Parlamento. "Chi boccio? Pronzini, ma anche I Verdi..."

Entrato per la prima volta nel Parlamento cantonale nel 2015 nelle fila di MontagnaViva, Germano Mattei è pronto a mettersi in gioco per altri 4 anni. Candidato al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio, il deputato si racconta a Ticinonews, traendo un bilancio della legislatura che sta per concludersi ed esponendo i suoi progetti futuri. 

Signor Mattei, perché ha deciso di ripresentarsi?

Il lavoro di promozione dell’”aspetto montagna” non è concluso. L’esperienza di otto anni con MontagnaViva è stata positiva e ha dato risultati di visibilità della problematica nel paese e anche oltre. L’esperienza nel Parlamento iniziata nel 2015, se gli elettori lo vorranno, merita di essere continuata.

Che bilancio trae della prima legislatura di MontagnaViva?

Bilancio di un’esperienza positiva e gratificante. Presenza assai impegnativa anche per il motivo che, in effetti, sei solo e non facendo Gruppo non sei presente nelle Commissioni. 24 atti parlamentari, 5 mozioni, molti interventi ed emendamenti sono il segno di una presenza attiva. Sentirmi ultimamente dire da colleghi che hanno cambiato la loro visione scettica sui problemi della montagna “per l’entusiasmo che metto nel presentare le tematiche” è un incoraggiamento e un riconoscimento che non mi aspettavo.

Come unico deputato di Montagna Viva, ci sono stati degli alleati politici con cui si è trovato meglio in Parlamento?

Devo dire che non ho avuto nessun problema a inserirmi nel Parlamento e i contatti con colleghe e colleghi da subito positivo e migliorati nel corso della legislatura. Dato che sono stato attivo in numerosi ambiti della nostra società tanti di loro li conoscevo già e con diversi avevo condiviso attività ed esperienze precedenti. Devo dire che la maggioranza degli atti parlamentari sono stati sottoscritti da diversi membri del legislativo. Franco Celio, amico sin dalla gioventù, è stato un importante punto di riferimento e mi spiace che è giunto al termine della sua lunga e attiva militanza. Anche con Andrea Zanini ho avuto sin dall’inizio un’intesa particolare, considerati i nostri interessi per il primario. Non mi è piaciuto chi ha messo in giro a voce che sono “l’uomo ombra del PPD” in Parlamento. Mai negate le mie origini che hanno un passato a oltre 25 anni or sono. Dal 2011 mi dedico e promuovo l’ideale politico di MontagnaViva.

Chi “boccia” e chi “promuove” dei parlamentari della corrente legislatura?

Promuovo sicuramente i citati Franco Celio e Andrea Zanini. Mi sono piaciuti per la loro competenza e spessore politico Raffaele De Rosa, Maurizio Agustoni, Fabio Bacchetta Cattori (che pure lascia dopo lunga militanza), Jaques Ducry (che pure lascia e che lo ricordo per la sua eloquenza), Gianrico Corti, Roberto Badaracco (ora non più deputato, ma ascoltato vicino di banco), Giorgio Pellanda (mio autista quando fui infortunato e amico da sempre), Sergio Morisoli (anche se non sempre condivido le idee e le proposte), Raoul Ghisletta (altro vicino di banco con cui sovente ci confidiamo), Massimiliano Ay, per la sua tenacia serafica. Bocciare? Arduo. Un po’ Matteo Pronzini, ha sollevato dei problemi condivisibili, ma il suo accanimento e maleducazione è scostante e irritante. Il Gruppo dei Verdi non mi è piaciuto, anche se salvo un po’ Tamara Merlo (ndr. ora indipendente). Paolo Pamini per alcune uscite poco edificanti e per la sua distanza dalla montagna. Il Gruppo della Lega molto assuefatto agli ordini di scuderia e che difende anche l’indifendibile partitico. Assurdo per un Gruppo che si definisce Movimento. 

Alle prossime elezioni si presenta con altri tre candidati in lista. Obiettivo il raddoppio?

Nel 2015 per poco mancammo il secondo seggio. Nel 2019? Il corpo elettorale deciderà. Raddoppiare sarebbe bello e un sogno che vediamo se si avvera. Ci lasciamo stupire!

Lei ha più volte ribadito l’importanza di avere un Dipartimento Montagna. Un sogno ancora lontano?

Insistere talvolta non è cosa vana. Sono convinto che qualcosa si sta muovendo. Se non sarà proprio un Dipartimento sono convinto che infine qualcosa si avvera per meglio coordinare le politiche per la periferia e la montagna. Ma anche per promuovere nuove idee.

Quali altri progetti vuole portare avanti nella prossima legislatura?

Sicuramente il Dipartimento Montagna e quel che gli ruota attorno. Trasporti pubblici migliorati nelle zone periferiche, magari con nuovi test e proposte, come il taxi bus o bus su chiamata. Costo carburanti agevolato per coloro che abitano in montagna e poco dotati di servizi. Ricostituire le Leggi di promovimento dell’abitazione (nuove abitazioni e ricupero di edifici nei nuclei) nelle regioni di Montagna, la legge sull’artigianato (attività artigianali, artigianato contemporaneo e tradizionale, sostegno ai piccoli negozi di paese). Rivedere con urgenza la Legge sul turismo che è diventata ingestibile, politicizzata all’eccesso, urbanamente accentratrice e opprimente per numerosi cittadini (specialmente per coloro che ritornano a far rivivere i loro villaggi, magari gestendo utilmente il territorio) Fiscalità agevolata per coloro che abitano in periferia a causa degli aggravi sociali. Abonnamento Arcobaleno a tariffa unica. Sanatoria rustici, urgente e generalizzata. Meno burocrazia in tutto, specialmente nel primario. Miglior trasparenza e concretezza a sostegno degli allevatori nella gestione della problematica dei Grandi predatori. Requisito della conoscenza del dialetto nei Concorsi pubblici. Costi sanitari che non superino il 10% del salario disponibile (vedi mia mozione pendente)…e tanto ancora.

Quali sono i problemi più urgenti da risolvere in Ticino?

Disoccupazione e disagio sociale, specialmente tra i giovani e gli ultra cinquantenni. Altra fiscalità più incisiva per gli alti redditi e gli utili plurimilionari. Arginare con misure mirate e incisive il continuo spopolamento dei nostri villaggi di montagna e delle Valli: Valli abbandonate e inselvatichite non possono essere uno scenario accettabile!

Lei si è astenuto in Parlamento sul caso dei rimborsi spese dei consiglieri di Stato. Come si è sentito a essere l’ago della bilancia?

Mi sembra incredibile, ma quattro volte mi sono trovato a essere l’ago della bilancia. Certo a dicembre sono stato confrontato con dilemma da decidere in pochi istanti. Non ero d’accordo con nessuna delle due soluzioni in discussione. Poi vedo che mancavano 31 Deputati e non ci ho più visto: la decisione di astenermi è stata pronta e spontanea. Voglio precisare che astenersi, specialmente quando sei 1 su 90, è pur sempre una forma di voto.

Lei è il presidente dell’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, che si batte contro la diffusione del lupo. A che punto siamo con le modifiche legislative in atto a Berna per abbattere più facilmente il lupo?

Direi meglio che ci attiviamo per la “gestione dei Grandi Predatori” e per salvare l’anello debole della già pur fragile catena del primario: tutelare i piccoli allevatori (capre e pecore) confrontati fisicamente e psicologicamente con una problematica più grande di loro stessi. Ricordo che il recente Studio Agridea ha definito che il 70% degli alpeggi ticinesi sono “non proteggibili”! La revisione della Legge sulla caccia,   approvata nel giugno del 2018 dal Consiglio degli Stati, è ora in discussione al Consiglio Nazionale che affronterà la problematica nell’emiciclo entro l’estate prossima. Un referendum è preannunciato nel caso che la modifica sarà approvata. Significativa è stata la votazione popolare nel Canton Uri del 10 febbraio scorso che con il 69.5% ha approvato un articolo costituzionale per contenere e gestire la problematica. Tuttavia la problematica a monte sta nella modifica della Convenzione di Berna del 1979. Un’istanza di modifica è stata presentata dalla Svizzera e attualmente al Vaglio a Bruxelles e a Strasburgo. La richiesta non è stata respinta il 30 novembre u.s., come nel 2006, ma congelata un anno per “approfondimenti”. 

Nel suo programma legislativo si legge che MontagnaViva intende varare iniziative che difendono e promuovono il dialetto nelle scuole e nell’amministrazione cantonale. Può dirci qualcosa di più concreto?

Il dialetto è la nostra lingua sin dalla nascita, è il nostro riferimento culturale, d’identificazione d’ambiente, di conversazione e d’identità. È una lingua, con tutte le sue particolarità e desinenze, in pericolo, bistrattata, non considerata a sufficienza. Ma la proposta, che è una suggestione che confermerò con una mozione, è di per sé semplice. Chiedo che uno dei “requisiti di assunzione” – ripeto è un requisito tra i tanti richiesti (p.es. le lingue nazionali e l’inglese) e non una condizione “sine qua non” – sia la conoscenza del dialetto. Sarebbe un segnale forte per la difesa e l’incentivazione della conoscenza della nostra lingua primaria di riferimento. Per questo dico alle famiglie, ai genitori, a noi tutti: parlate il dialetto nelle famiglie, ai vostri e nostri figli e nipoti. Il dialetto è una forza nostra unica e irripetibile. Una volta perso non c’è più e con lui tante altre cose.

Perché i cittadini dovrebbero di nuovo eleggerla?

Domanda difficile. Sono di nuovo a disposizione, mi piacerebbe continuare con il lavoro intrapreso da più di 50 anni e in Parlamento da quattro. Vedo che i temi di MontagnaViva sono apprezzati nel paese, magari meritiamo un voto (accomuno anche i miei canditati Patrick Balmelli, Roby Luraschi e Giovanni Martignoni). Dovunque vado non mi chiamo Germano Mattei, ma il più delle volte sono individuato come MontagnaViva. Se questo voto è espresso votando la lista di MontagnaViva è un sostegno ancora più importante.

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