
Si avvicinano le elezioni e anche le polemiche elettorali. Stanno facendo molto discutere le parole pronunciate dal consigliere federale Ignazio Cassis durante un comizio elettorale del PLR tenutosi durante il weekend a Sant'Antonino. "In questo contesto c'è un'elezione ed è in questo contesto che dobbiamo lottare. Per cosa? Per il Ticino? Prima di tutto per i liberali, non per il Ticino”, ha detto Cassis.
Chiesa: "Quello che ha detto Cassis lascia senza parole"
Parole che non sono sfuggite al presidente dell'UDC Marco Chiesa, che si scaglia contro il consigliere federale ticinese. "Come ticinese resto senza parole nell'apprendere che il consigliere federale Cassis voglia anteporre gli interessi di un partito a quelli di un Cantone. E lo dico da presidente di partito”, rimarca il consigliere agli Stati democentrista. “Ricordo che la sua elezione è stata dettata e facilitata dalla ‘ticinesità’. Con queste affermazioni stravolge quelle che devono essere le priorità. In Svizzera l'ultima parola è in mano ai cittadini. Questa è la democrazia diretta, un valore del nostro paese. Il pensiero di Cassis credo sia quello di un ministro degli esteri arrendevole e ciò deve preoccuparci. Non siamo e non vogliamo diventare una colonia di Bruxelles”.
"Quello di Cassis non era un discorso partitico"
Se Marco Chiesa attacca direttamente il consigliere federale, a difenderlo c'è il presidente del PLR Alessandro Speziali. "Se l'è presa per una frase, ma il contesto era ben altro”, controbatte il deputato. “Non era un discorso puramente partitico. Era la difesa di un certo modo di fare politica e di interpretare il nostro Cantone e la Svizzera. Cassis ha portato avanti un discorso di essere responsabili per sé stessi, di essere un Cantone che si dà da fare, disposto a scendere a dei compromessi in una politica che spesso tende alla polarizzazione. L'appello di Cassis era di avere un Ticino imprenditore di sé stesso e che sa capire l'interesse di un paese. Un Ticino vincente lo si può avere solo in una Svizzera che difende i suoi 26 interessi e non ci si può solo perdere in questioni geografiche, che sono importantissime, ma in una visione nazionale c'è bisogno di un essere comune”.

