
Dopo la denuncia di tratta di esseri umani che ha colpito un'azienda del Piano di Magadino, oggi agli agricoltori ribattono: "Una categoria intera è stata screditata, come se fossimo tutti qui con la frusta in mano". "Posso mettere la mano sul fuoco che da qui fino a Gerrapiano siamo tutti regola, ci ha detto un agricoltore di Gordola. Stesso discorso per alcuni agricoltori di Cadenazzo: "Siamo tutti in regola". Insomma nessuno sa quali siano le aziende agricole finite nelle maglie dell'operazione pomodoro conclusasi ieri con 10 denuncie per lavoro nero e tratta di esseri umani. Quel che è certo è che l'accusa più grave, quella di tratta di esseri umani di cui dovrà rispondere il titolare di azienda agricola del Piano, ha scosso tutta la categoria degli agricoltori, che difficilmente vede come questo reato possa avere a che fare con il loro lavoro. E invece un rapporto c'è. Se ne sta occupando da qualche mese la Teseu che ha passato al setaccio tutto il piano di Magadino.Dall'inizio dell'anno sarebbero più di trenta i controlli effettuati dalla Teseu e dalla gendarmeria territoriale, ci ha spiegato Alfredo Bazzocco che tuttavia ridimensiona il fenomeno. "In tre mesi di controlli le denuncie per lavoro nero sono poche - dice il responsabile della Teseu - quanto al reato di tratta di esseri umani di ieri bisogna ancora appurare se ci sono tutti gli estremi per affermarlo. Il comunicato della gendarmerie territoriale di Magadino forse è stato un po' affrettato, conclude Bazzocco". Il reato di tratta infatti sussiste unicamente nel caso in cui il bracciante è vittima di un'organizzazione criminale. Organizzazione che si occupa di reclutare la manodopera per poi piazzarla sul mercato con l'obbligo di consegnare lo stipendio. Sul caso si dovrà attendere le indagini della magistratura. Intanto però le reazioni degli agricoltori sono unanimi: sconcerto, ma anche rabbia. Il presidente degli orticoltori Renato Oberti è furioso: "Una categoria intera è stata messa in croce - dice - come se fossimo tutti qui con la frusta in mano. Tutto per colpa di un'azienda".E sulla stessa linea di Renato Oberti si schiera Giovanni Berardi (nella foto). Il presidente di Agrifutura in una nota stampa afferma che "non bisogna screditare un intero settore a causa delle inadempienze di pochissimi". "Non vi è nulla da eccepire sul fatto che vengano svolti dei controlli di polizia, dice Berardi, ma in questa vicenda a far specie è l'immagine fuorviante fornita all'opinione pubblica di tutto un settore. Il capo della gendarmeria territoriale Pierluigi Vaerini - da noi raggiunto - si è detto dispiaciuto per lo scalpore della notizia. Ma che tuttavia i presupposti per la denuncia c'erano. Sarà la magistratura, come detto, a occuparsi del caso. [email protected]Foto CdT Maffi
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