
È vero che un medico del Luganese cui erano stati assegnati dei turni di picchetto ha subappaltato l'incarico a un altro professionista, ma questi non era un frontaliere bensì un cittadino svizzero domiciliato in Ticino.
Lo dichiara il presidente dell'Ordine cantonale dei medici Franco Denti, cui La Regione ha chiesto una presa di posizione sulla vicenda denunciata ieri dal consigliere comunale socialista Marco Jermini tramite un'interrogazione al Municipio di Lugano (vedi articolo suggerito).
Jermini sosteneva che un medico ticinese operativo nel Luganese avesse subappaltato i suoi turni di picchetto a un professionista italiano residente in Italia, tenendosi parte della parcella.
Denti conferma il subappalto, ma precisa che tale pratica non è vietata dal regolamento, se saltuaria e in situazioni particolari. Il discorso è diverso se diventa una pratica sistematica.
"Non c'è stato alcun caso, si è trattato di una disfunzione di servizio e quel che è successo è già stato regolato" afferma il presidente dell'Ordine dei medici, ribadendo che il professionista cui è stato subappaltato il turno di picchetto "non era un medico frontaliere, ma un cittadino svizzero che pratica il libero esercizio della professione e con il proprio numero di concordato."
Non ha invece ancora preso posizione la dottoressa Claudia Ferrier, presidente del Circolo medico del Luganese, responsabile della gestione dei turni di picchetto.
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