
Alcuni enti ticinesi che godono di finanziamenti pubblici si rivolgono a tipografie e case editrici italiane per stampare il loro materiale perché le aziende ticinesi non sono in grado di garantire una distribuzione capillare dello stesso nella vicina Penisola?
È quanto sostiene il direttore del DECS Manuele Bertoli per giustificare la sua decisione di non introdurre un obbligo di stampare in Ticino per chi riceve sovvenzioni dallo Stato.
"Le ditte italiane garantiscono anche una rete di distribuzione sul loro territorio che le aziende locali non possono garantire: non va dimenticato che il pubblico di queste manifestazioni viene in gran parte da oltre confine" spiegava il consigliere di Stato socialista su La Regione di ieri (vedi articolo suggerito).
Una tesi alla quale oggi, sempre su La Regione, ribatte il presidente della sezione ticinese di Viscom (l'associazione di categoria dell'industria grafica ticinese), Giacomo Salvioni, il quale è pure editore del quotidiano bellinzonese.
"Non è assolutamente vero quello che dice Bertoli" afferma Salvioni. "In Ticino ci sono aziende del ramo in grado di garantire una distribuzione capillare in Italia, oltre che in Svizzera, dei cataloghi d'arte. E secondo me siamo in grado di farlo meglio delle ditte italiane."
"Bertoli accampa una scusa che sento da anni" prosegue Salvioni. "Nel nostro cantone abbiamo invece tipografie e case editrici che si sono documentate e attrezzate - non da ieri - per assicurare, ripeto, una distribuzione capillare del materiale al di là e al di qua del confine. C'è anche chi ha allestito un'apposita banca dati con tutti gli indirizzi necessari. A conferma dell'elevata qualità del lavoro svolto in Ticino, a nostre aziende si rivolgono per la stampa anche editori italiani e francesi che producono questi cataloghi. Ciò perché a parità di costi e qualità, sanno di poter contare appunto su un'efficace distribuzione del materiale sul territorio elvetico."
Il direttore del DECS aveva in ogni caso sottolineato che "gran parte di quanto prodotto oggi, viene prodotto in Ticino." A suo dire, poche eccezioni non sono sufficienti per decretare l'obbligatorietà di stampare nel nostro Cantone. Meglio puntare, secondo Bertoli, sulla "sensibilizzazione."
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