
Non chiamatela tassa sul sacco: il Direttore del Dipartimento del territorio preferisce parlare del “principio di causalità nella copertura dei costi di smaltimento dei rifiuti solidi urbani”.
L’impulso giuridico arriva dalla giurisprudenza datata luglio 2011, quando il Tribunale Federale ha ritenuto la tassa forfettaria non conforme al diritto federale. Zali ha spiegato i motivi che lo hanno portato a optare per questa strategia: “se le economie domestiche pagano una tassa fissa annua e il regolamento comunale non disciplina la questione dei rifiuti, questo non può essere considerato legale”.
La riforma prevede l’introduzione dei nuovi sacchi, che costeranno 0.85-0.95 cts x 35 l (solamente il comune di Minusio presenta una tariffa più conveniente di 2 cts). Questo prezzo – ai livelli minimi in tutta la Svizzera – rispecchia la volontà del Dipartimento di tenere conto della situazione finanziaria dei cittadini.
Non creerà costi aggiuntivi: “I cittadini pagano la raccolta per lo smaltimento dei rifiuti e non vedranno introdurre una nuova tassa cantonale da parte del Cantone, che fisserà alcuni parametri per sistemare i regolamenti comunali”.
Zali sostituisce l’espressione tassa sul sacco con “riforma giuridica che vuole parificare la situazione cantonale”. Si tratta di un “controprogetto che vuole garantire una situazione di legalità e di parità di trattamento attraverso la modifica di alcuni articoli della legge cantonale di applicazione.”.
“Questa scelta permette di modificare le modalità con cui vengono coperti i costi di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e conferisce un’ampia autonomia ai Comuni, che il Cantone desidera aiutare in un settore politicamente controverso: l’adozione di questo sistema unitario contribuirà a ridurre i loro conflitti (come nel caso dei ricorsi e dei referendum contro i regolamenti comunali)”.
Zali ritiene che la sua riforma potrebbe anche “arginare il turismo del sacco, perché permetterebbe di valutare se il notevole calo di rifiuti – in alcuni Comuni vicino al 30% – sia una reale prova di efficacia della tassa sul sacco o la conseguenza del travaso da un Comune all’altro”.
Il Ticino è attualmente spaccato in due: una parte paga la tassa sul sacco, l’altra quella forfettaria. Il Cantone ha così deciso di correre ai ripari e ha “adottato un modello giuridico basato su una tassa di base e su un’altra proporzionale al quantitativo di rifiuti da produrre”.
Zali parla di una “riforma finanziariamente neutra”. I Comuni ticinesi che pagano la tassa “vedranno diminuire sensibilmente il costo del sacco ma potrebbero assistere all’aumento di quella base per far quadrare i conti.” Quelli che pagano la tassa forfettaria “dovranno abbassarla e subiranno una modifica drastica che cambierà le loro abitudini”.Rappresentano un’eccezione i Comuni che non prelevano le tasse per il servizio, perché “la premessa di introdurre una nuova entrata separata potrebbe gettare le basi per una diminuzione del moltiplicatore”.
Il Consigliere di Stato non dimentica l’aspetto ambientale della sua riforma. Messa in discussione da alcuni esponenti politici a causa del costo contenuto del sacco, Zali replica che “la popolazione viene incentivata e sensibilizzata a praticare la raccolta differenziata”. Sensibilizzazione che dovrebbe portare a una diminuzione del 15% della produzione di rifiuti solidi da smaltire nell’impianto di Giubiasco.
M.F
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

