
Per 14 anni ha lavorato come cameriera in due esercizi pubblici del Luganese nonostante fosse invalida al 100% e nonostante abbia incassato 350mila franchi di rendita invalidità. Per questo il procuratore pubblico Daniele Galliano ha chiesto una condanna a 16 mesi sospesi per una 63enne portoghese. Non ha invece chiesto l’espulsione, sostenendo il caso di rigore: la donna non ha più nessuno in Portogallo e tutti i suoi interessi sono in Ticino. Per il presunto complice, un 72enne del Luganese, invece sono stati chiesti 6 mesi sospesi.
La difesa: "Con il lavoro si sentiva utile"
Non ci sta la difesa.
L’avvocato Sebastiano Paù-Lessi ha ripercorso la lunga storia medica della
donna, oltre trent’anni di dolori e medicamenti per dei gravi problemi alla
schiena. E il lavoro, fatto dando una mano al marito nel suo bar, era solo
un’occasione per sentirsi utile, stare fuori di casa e sfuggire alla
depressione. Fuori dal bar di famiglia nessuno l’avrebbe assunta come
cameriera, ha detto il legale. Addirittura il suo medico, nel 2012, le fece un
certificato prescrivendo di fare piccoli lavori nel bar del marito quale
“attività occupazionale”.
Insomma, due tesi
diametralmente opposte quelle dell’accusa e dell’AI, che è accusatrice privata
e chiede il rimborso dei 350mila franchi, e degli avvocati difensori, che
chiedono l’assoluzione e la copertura delle spese legali. Il 72enne, difeso da
Marco Garbani, chiede anche un franco simbolico di risarcimento per il danno
d’immagine successivo alle notizie sull’apertura dell’inchiesta. La sentenza
del giudice Amos Pagnamenta è attesa a giorni.

