
Disdetta cautelativa per i dipendenti di Lugano Airport, la notizia è vecchia di poche ore, ma già in molti stanno parlando di ricatto cautelativo nei confronti dei ticinesi. Come se gli elettori votando dovessero decidere del futuro di 73 famiglie. “Sapevamo che qualcuno avrebbe letto questa decisione come un ricatto. Ma bisogna essere molto chiari: in più occasioni abbiamo detto che se la votazione popolare dovesse avere esito negativo per LASA non ci sarebbero altre possibilità”, non ci sta il sindaco di Lugano e presidente di Lugano Airport SA a passare come quello che usa stratagemmi politici sulla pelle dei dipendenti dello scalo.
“Ho l’impressione che su questo referendum stia passando un’immagine sbagliata. Qualcuno lascia intendere che se l’aeroporto perde l’ente pubblico ci metterà comunque una pezza per non chiuderlo. Non è così. Se il 26 il voto va male, da quel momento non ci sarà più torre di controllo, non ci sarà più sicurezza, non ci saranno più pompieri, non ci sarà più niente. Voglio che sia chiaro”, aggiunge Borradori. “Noi siamo stati trasparenti. Abbiamo liquidità per pagare i dipendenti fino ad aprile, poi non ne avremo più. Preavvisando adesso la disdetta ci sarà la possibilità di incontrarsi con i sindacati per individuare le eventuali possibilità di re-impiego dei collaboratori. In questo modo avremo due mesi, due mesi e mezzo per lavorare con una certa calma”.
Perché ad Agno è chiaro per tutti: “La legge impone di consegnare i libri contabili quando si sa che vi è una situazione di insolvenza o di grande difficoltà. Dal momento che abbiamo saputo che i due referendum erano riusciti abbiamo quindi dovuto dare la disdetta cautelativa, questo ci permetterà di non arrivare con il fiato sul collo nel caso, denegato, di una sconfitta”.
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