
Continua a far discutere la proposta del segretario dell'Associazione svizzera di calcio (ASF) Alex Miescher sulla possibilità di togliere la doppia nazionalità sportiva ai giocatori rossocrociati di seconda generazione e abbassare il limite d'età da 21 a 18 anni per decidere per quale Nazionale si desidera giocare. A inserirsi ora nella polemica è il Consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR) che in un post su Facebook parla delle problematiche della Federazione di calcio a tenere validi giocatori e motivarli a restare, come insegnano i casi Ivan Rakitic e Oliver Neuville, e non risparmia critiche alla Federazione.
"Una Federazione di calcio confusa; è il men che si possa dire" esordisce il Consigliere agli Stati. "Prima il colpo di genio del suo segretario generale sui doppi passaporti dei giocatori della nazionale. A prescindere da qualche problema di natura giuridica (ma poco importa in questa sede), questo aspetto è estraneo a qualsivoglia tentativo di indirizzare la scelta dei giovani talenti di giocare nella nostra nazionale e non in quella del paese di origine. Ciò che interessa alle famiglie di questi giovani cresciuti in Svizzera è crearsi le migliori opportunità per una carriera che dal profilo finanziario garantisca sicurezze ad un paio di generazioni. E forse qui c’è parecchio lavoro che aspetta e che deve essere organizzato con i club di formazione, ai quali interessa evidentemente incassare somme importanti dal trasferimento all’estero del talento".
"Nel 2007 il coach della Croazia si recò a casa di Rakitic a lo convinse a vestire la maglia a scacchi. A parte le convocazioni, cosa fu intrapreso per vederlo giocare nella nostra nazionale maggiore? Quante volte Köbi Kuhn lo contattò? E l’amico Oliver Neuville? Certo, lui ha scelto il meglio e ha potuto essere protagonista addirittura in una finale dei mondiali. Ma prima di scegliere…? E non aggiungo altro. Ai tempi le convocazioni venivano pilotate dai senatori dello spogliatoio: ecco i risultati. E i doppi passaporti non c’entrano nulla".
"Ma il peggio arriva dopo" sottolinea ancora Abate, ossia quando in un comunicato la Federazione "per metterci una pezza" dice che continua a sostenere l’integrazione (vedi articolo suggerito). "Bravi, complimenti!" commenta il Consigliere agli Stati. "E ci mancherebbe altro…Ricordiamo alla Federazione che le nuove norme della Legge federale sugli stranieri dedicate alla promozione dell’integrazione sono da poco entrate in vigore e valgono in modo esplicito anche per la stessa Federazione (articolo 53).
"Ma poi, che c’entra l’integrazione?" prosegue Abate. "I belgi che vincono sono tutti integrati? I francesi che vincono sono tutti integrati? Nelle periferie di Parigi e di Bruxelles, così come in altre città di queste due nazioni sembra proprio che il concetto di integrazione non sia molto diffuso. Infatti, in questi luoghi non crescono solo talenti calcistici…Il difensore centrale della Russia, ossia un brasiliano, conosce il russo? Xhaka non ha un problema di integrazione, ma di motivazione! E la soluzione a questo problema spetta alla Federazione ed all’allenatore che ha scelto. Marwin Hitz, sangallese e portiere in Bundesliga ha rinunciato al Mondiale, perché non avrebbe avuto chances di giocare. Eppure è stato convocato, poiché tutte le selezioni hanno tre portieri. Qui non si pone il problema dell’integrazione e nemmeno del passaporto. Presumo si ricordi le parole del salmo svizzero; almeno la prima strofa. Nulla da dire?"
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