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Ticino
"Non è un male che alcune banche spariscano"
Redazione
11 anni fa
Claudio Generali commenta i dati (positivi) del settore bancario svizzero nel 2014. "In Ticino attendiamo l'esito della voluntary disclosure, che verrà quasi sicuramente prorogata"

È notizia di ieri, nel 2014 il settore bancario svizzero ha registrato utili e patrimoni in notevole crescita, malgrado il progressivo abbandono del segreto bancario ed il clima internazionale di incertezza. Solo il numero di istituti di credito è leggermente calato, come quello delle persone impiegate (-2%).

Va tutto bene, quindi? Radio 3i lo ha chiesto al presidente dell'Associazione bancaria ticinese, Claudio Generali.

"Innanzitutto bisogna tenere conto che vi è una diminuzione di istituti piccoli che oggi non hanno più la dimensione minima per continuare ad essere attivi sul mercato. I costi della compliance, i costi legali sono aumentati molto negli ultimi anni e quindi tendono ad escludere dal mercato gli istituti piccoli" afferma Generali. "Ma non è un male. Assistiamo a una concentrazione in istituti più solidi, di dimensioni più importanti."

"Questo ha come conseguenza una leggera diminuzione del personale - leggera perché non è molto importante - dato che con le acquisizioni si creano dei doppioni e c'è quindi una certa esuberanza, seppur limitata" aggiunge Generali. 

"Quello che è positivo è invece che la massa amministrata è cresciuta ed è arrivata a oltre 6'000 miliardi di franchi" afferma ancora il presidente dell'ABT. "Questo è in parte dovuto a evoluzioni delle valute, non solo ad afflussi. Anche le borse negli ultimi due anni sono cresciute parecchio, in certi mercati del 30% e oltre. Anche questo evidentemente non vuol dire nuova clientela ma che sono aumentati i valori dei singoli clienti. Però resta che si tratta di una notizia molto interessante."

"Questo concerne tutta la piazza svizzera, mentre per quanto concerne la piazza ticinese rimaniamo in fiduciosa attesa dell'esito della voluntary disclosure con l'Italia, che dovrebbe terminare alla fine del mese di settembre ma che sembra quasi certo verrà prorogata alla fine dell'anno" precisa Generali.

Quali sono i segnali per il futuro del mercato ticinese?

"La piazza deve essere in parte riorientata, riposizionata" risponde Generali. "Per molto tempo stati un po' una monocultura, anche se negli ultimi anni vi sono stati tentativi continui di diversificazione. Ad esempio sui giornali si è letto in questi giorni che Ticino for Finance, che è una creatura dell'Associazione ticinese delle banche insieme al Consiglio di Stato, alla Città di Lugano e altri, ha appena concluso un simposio a Londra proprio per diversificare l'attività. Sarà un lavoro di medio-lungo termine ma che sta avendo un certo successo. Penso ad esempio all'afflusso dei commodity trader sulla piazza di Lugano. Qualche anno fa vi era solo un caso o due, oggi ne abbiamo già una trentina o una quarantina."

"Ecco, adesso dobbiamo evidentemente fare i conti con la voluntary disclosure" aggiunge Generali. "Noi l'abbiamo parecchio spinta, perché l'unico modo per trattenere clientela a Lugano è che i clienti si regolarizzino con il fisco italiano decidendo di tenere i loro patrimoni presso di noi, cosa che diventa totalmente legale. Abbiamo avuto un successo proprio settimana scorsa, dato che l'Agenzia delle entrate ha accettato la nostra versione del formulario, che è uno degli strumenti fondamentali nel tentativo di mantenere a Lugano i patrimoni della clientela italiana che si autodichiara."

Come possiamo valutare ora il mercato ticinese?

"Ho difficoltà a rispondere per quanto concerne "ora". Perché tutto è in divenire, ci sono molti fenomeni da seguire, ripeto bisogna vedere come si conclude l'operazione con l'Italia. Io sono moderatamente fiducioso ma comunque anche con un occhio ben attento a evoluzioni che potrebbero essere negative."

Ascolta l'intervista rilasciata da Claudio Generali a Radio 3i nell'audio allegato.

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