
Giorgio Ghiringhelli, fautore dell'iniziativa che ha portato alla legge anti-burqa in Ticino, non era presente stamattina alla conferenza stampa a Locarno, durante la quale l'imprenditore franco-algerino Rachid Nekkaz ha annunciato che pagherà di tasca sua tutte le multe che verranno inflitte alle donne che indosseranno il burqa o niqab in Ticino una volta che entrerà in vigore la nuova legge sull'ordine pubblico. Ma il Guastafeste di Losone tiene comunque a sottolineare come il gesto di Nekkaz prenda in giro un'iniziativa votata dal popolo, ratificata dal Parlamento nazionale e approvata dal Gran Consiglio ticinese.
"È mai possibile che questo signore" si legge in un scritto inviatoci in redazione, "in nome della libertà di espressione, possa impunemente e pubblicamente promettere risarcimenti a chi infrange la legge in un paese che fra l'altro non è il suo, senza che nessun giornalista e nessun politico si chieda per caso non stia commettendo un reato di incitamento a delinquere?"
Poi il Ghiro azzarda una similitudine con l'inchiesta al cui centro era finito il compianto Giuliano Bignasca: "Perché la procura pubblica non apre d'ufficio un'inchiesta come fece con Giuliano Bignasca quando questi sul Mattino promise una taglia a chi gli portava un radar e venne condannato nel 2008 a pagare una multa di 6000 franchi per incitamento a commettere un reato? Non era libertà di espressione quella?"
Ghiringhelli pone quindi una domanda ai nostri lettori: "Se per caso qualche “interessante intellettuale” promettesse di pagare le multe inflitte agli automobilisti che passano con il rosso o superano i limiti di velocità nell’abitato, ciò sarebbe un reato oppure rientrerebbe nei limiti della libertà di espressione?"
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