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"Non è stato un voto populista"
"Non è stato un voto populista"
"Non è stato un voto populista"
Redazione
10 anni fa
INTERVISTA al professor Vittorio Emanuele Parsi. "Renzi arrogante: referendum indetto per aumentare il suo prestigio"

Lunedì mattina l’Italia si è risvegliata con le dimissioni del premier Matteo Renzi, spazzato via dal “no” al referendum costituzionale sul quale aveva puntato tutto. Un all-in che il 60% degli italiani ha deciso di vedere, ma che in ultima analisi sembra essersi rivalato un bluff. Renzi non aveva in mano le carte giuste ed è stato travolto da un risultato severissimo che probabilmente nemmeno lui aveva previsto.

Il fronte del no aveva parlato di riforma costituzionale mal fatta, ma il giorno dopo le votazioni sono in molti a parlare di voto di protesta ancor prima che di un voto contro una riforma ritenuta alla fine dei conti fallace.

Abbiamo raggiunto per un commento Vittorio Emanuele Parsi, professore ordinario di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano e direttore del Master in Economia e Politiche internazionali, offerto congiuntamente dall’USI di Lugano e dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (di cui è direttore).

Professore, quello di questo fine settimana è stato un voto contro una riforma oppure prima ancora contro il premier Matteo Renzi?

“Il popolo italiano ha votato contro una riforma scritta con i piedi che avrebbe sbilanciato il potere all’interno delle istituzioni. Non è stato un voto populista, l’Italia non è caduta in una trappola ma ha votato contro l’arroganza di qualcuno che ha indetto questo referendum per rafforzare il proprio prestigio”.

Come ha fatto David Cameron con il referendum sulla Brexit?

“Sì esatto. Evidentemente dagli errori non si impara…”

I numeri sono impressionanti: quasi il 70 percento di affluenza alle urne, segno che il popolo italiano si è compattato?

“Un'affluenza del 70 percento e un 60 percento di voti contrari significa che quasi la metà degli aventi diritto hanno detto no. Renzi era troppo sicuro di vincere, mentre gli sarebbe bastato scendere per le strade per capire che si sarebbe schiantato contro un muro”.

Cosa cambia ora? Ci sarà un Governo tecnico oppure elezioni anticipate?

“Non cambierà niente, il PD ha ancora una maggioranza incredibile in Parlamento. Si andrà avanti così, con un governo di maggioranza. Semplicemente l’Italia si è tolta un equivoco che ci ha fatto perdere un anno. Esclude che ci saranno elezioni anticipate. La Consulta deve ancora pronunciarsi sulla riforma elettorale”.

Quale sarà il futuro di Renzi?

“Renzi era stato chiamato a fare vere riforme, ma non l’ha fatto. Resterà nel PD e farà il grande burattinaio dalla segreteria. Probabilmente cercherà di rifondare il PD, un partito che magari non arriverà a un 30% di consensi ma che si fermerà a un 20% di consensi legati a lui”.

Chi potrebbe essere il prossimo premier?

“Direi Padoan. Renzi e Mattarella sembrano puntarci molto. Ma è piuttosto una figura scialba”.

Ci saranno implicazioni a livello di politica estera?

“La politica estera di Renzi ha destato molte perplessità nei suoi alleati europei. Un campagna contro la Merkel, un’altra populista contro Juncker… Nonostante il valore individuale di Gentiloni, non è stata un granché. Escudo grandi cataclismi”.

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