
Lo scorso 30 giugno i deputati Giorgio Fonio (PPD) e Boris Bignasca (Lega) avevano presentato un’interrogazione parlamentare dal titolo "Mafia in Ticino: dopo il caso Pulici urge una task force?" con la quale avevano chiesto maggiori informazioni alla luce delle 15 inchieste che, dal 2010 ad oggi, hanno riguardato le organizzazioni criminali italiane (prevalentemente la ‘ndrangheta) nel nostro paese.
In particolare i due deputati avevano chiesto al Governo se non ritenesse necessaria la creazione di una task force tra autorità cantonali, federali ed estere per monitorare e combattere questo fenomeno.
Il Consiglio di Stato ha risposto negli scorsi, evidenziando come “l’intensa e quotidiana collaborazione fra istituzioni di differenti livelli permette già oggi una buona monitorizzazione e un efficiente controllo del fenomeno, fornendo alle inchieste gli elementi per intervenire quando vi sono gli estremi per procedere”. Pertanto il Governo “non ritiene necessaria la creazione di una task force per monitorare e combattere il fenomeno in Ticino”.
“La lotta alla criminalità organizzata, di stampo mafioso o no, spetta infatti alle autorità della Confederazione”, scrive ancora il Governo, che ritiene “ottimale” la collaborazione tra le forze di Polizia ticinesi e le autorità federali. "L'ottima e proficua collaborazione è stata ribadita anche dal Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber nel corso della conferenza tenutasi il 21 febbraio scorso a Lugano.
In Ticino, spiega il Consiglio di Stato, gli elementi emersi dalle inchieste "non consentono di sostenere che specifiche organizzazioni criminali abbiano costituito vere e proprie cellule stabili volte a commettere reati sul nostro territorio. I casi accertati di implicazione di persone legate alle organizzazioni criminali riguardano in particolare episodi di riciclaggio e costituzione di società destinate a fornire domicili fittizi o a svolgere attività di falsa fatturazione, nonché la gestione di attività illecite legate alla prostituzione o al trasferimento clandestino e a scopo di lucro di persone attraverso la Svizzera".
"Mi sarei aspettato un po' più di coraggio - ha commentato Giorgio Fonio - Soprattutto visti gli ultimi risvolti". Anche Boris Bignasca non si è detto molto convinto: "Tutte le problematiche vanno affrontate in maniera preventiva. In questo settore (mafia, terrorismo ma anche in ambito finanziario) bisognerebbe anticipare i problemi con delle misure forti, come quella proposta nell’interrogazione. Insieme a Gianmaria Frapolli ho presentato una mozione a favore di un certificato antimafia e antiterrorismo ma ci è stato risposto picche. In ogni caso noi continueremo a batterci sul fronte della sicurezza”.
Intanto emergono nuovi dettagli sugli omicidi di Gennaro Pulice, il pentito di mafia che afferma di aver corrotto un funzionario dell'Ufficio dell'immigrazione di Lugano per ottenere un permesso G (pagato 4'000 euro). Come riportato da La Regione, per essere considerato un testimone credibile si è autoaccusato di sei omicidi, il primo dei quali perpetrato a soli 15 vanni su indicazione del nonno. La scia di sangue prosegue, da Lamezia Terme a Nocera Terinese. Nel 2003, gli ultimi delitti. Nel 2012 arriverà a Lugano.
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