
“Non è giusto, fate i nomi. Sennò alla fine pagheranno i tanti piccoli ristoratori che fanno le cose onestamente e mille sacrifici per far quadrare i conti alla fine del mese”, è questo l’appello di Conny Gremlich Majed, del ristorante Beirut di Paradiso.
La gerente, di fronte alla notizia dell’enorme rete di contrabbando smascherata dall’Amministrazione federale delle dogane, è indignata. Ma non solo per l’illecito compiuto, bensì anche per il fatto che ai ristoratori colpevoli la legge garantisca l’anonimato.
Si sa solo che sono 13, ma le autorità non possono rivelare i nomi dei locali perché il “dossier penale è coperto dal segreto d’ufficio anche se si tratta di locali pubblici”, spiega il caposervizio dell’Antifrode doganale Fabio Meroni (l'intervista completa questa sera alle 18.45 al TG di Teleticino).
“Siamo orgogliosi di quello che facciamo”, racconta Conny, “anche i nostri dipendenti sono orgogliosi dei sacrifici che si fanno per far funzionare tutto rispettando le regole”.
“Io ho preso 400 franchi di multa per uno sbaglio a segnare le ore, poi c’è chi fa quello che gli pare”, accusa. Ma non se ne sta con le mani in mano: “Noi esponiamo i nomi di tutti i nostri fornitori”. Insomma, secondo la gerente anche i clienti dovrebbero pretendere la trasparenza e premiare chi si fornisce localmente”, conclude.
I 13 esercizi pubblici coinvolti comunque, nonostante la garanzia dell'anonimato, hanno dovuto pagare i 40mila franchi di contributi evasi nonché delle multe.
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