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"Non è con gli sfratti che si risolve il problema"
"Non è con gli sfratti che si risolve il problema"
"Non è con gli sfratti che si risolve il problema"
Redazione
9 anni fa
Don Feliciani commenta la svolta in via Odescalchi: "Non sono gli extracomunitari a drogarsi, ma i nostri"

Svolta in vista in Via Odescalchi? Stando a quanto emerso già nella giornata di ieri in seguito all’incendio che ha devastato uno degli appartamenti di via Odescalchi, il proprietario dello stabile in questione ha ceduto gli immobili a una società immobiliare. E il primo passo della nuova amministrazione sarebbe stato quello di recapitare agli inquilini più ‘problematici’ una lettera di sfratto.

“È inutile nascondere che il problema è rappresentato da chi abita in questo quartiere”, ha ammesso la capodicastero sicurezza pubblica Sonia Colombo-Regazzoni, ribadendo quanto già affermato lo scorso novembre ai microfoni di TeleTicino, quando aveva invocato un "intervento alla radice". Ovvero smettere di alloggiarvi persone in assistenza e riqualificare gli immobili. Il prossimo 26 aprile si terrà un vertice tra il Municipio, i rappresentanti dei servizi comunali e cantonali e le forze di Polizia durante il quale verranno discusse eventuali nuove misure, come l’aumento dei controlli notturni e degli impieghi di pubblica utilità per i richiedenti l’asilo che vivono nel quartiere.

Intanto non si può escludere che la decisione della nuova amministrazione di procedere con gli sfratti potrebbe aver scatenato le ire di qualche inquilino, tra cui il 40enne ticinese rimasto gravemente ustionato. Le testimonianze raccolte nella giornata di ieri parlavano infatti di “mobili gettati dalla finestra” poco prima dell’incendio. Una reazione allo sfratto? Di certo è una possibilità da non escludere e questi sviluppi riaprono molti interrogativi sul futuro di questi ‘casi problematici’.

Persone spesso abbandonate a sé stesse, come ci spiega l'arciprete di Chiasso don Gianfranco Feliciani.

“È un problema che a Chiasso abbiamo tutti sotto gli occhi. Chi fa uso di droga non sono gli extracomunitari, sono i nostri ragazzi, che vengono aiutati economicamente e in qualche caso provengono da famiglie anche benestanti – ci dice – Io li conosco, li vedo spesso nei dintorni della Chiesa”.

“È un fenomeno nostro, sarebbe tragico se buttassimo addosso ai rifugiati questo problema – ribadisce Don Feliciani – Sono ragazzi che fanno uso di droghe ed è normale che succedano fatti come questo”.

Don Feliciani conosce molto bene il problema e le persone coinvolte, ed è convinto che la soluzione non sia quella di allontanarli: “Cosa fare? Li mandiamo via per la calma e la quiete degli altri inquilini? È giusto tutelare anche loro, ma poi dove li mettiamo? – si chiede - Non e spostandoli da lì che si risolve il problema”.

La soluzione potrebbe quindi passare dal dialogo, tra i cittadini e con le autorità. “Dovremmo discuterne tutti insieme, non solo foraggiando. Non mancano i soldi, fortunatamente, ma atti di amore, tenerezza e carità concreti”.

“Si fa troppo poco. È un problema di tutti noi - ammonisce - il nostro individualismo ci sta mangiando. Si avvicina il Venerdì santo e ci limiteremo a baciare un crocifisso di legno dimenticando i crocifissi di carne di quella via. Non chiudiamoci in devozionalismi di facciata”.

“A me è venuta una tentazione – conclude Don Feliciani - La Messa la faccio lì, in quella via disgraziata”. Una Messa oppure una marcia: “L’abbiamo già fatto per il centro rifugiati e per i nostri anziani”.

nic

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