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Ticino
"Non è colpa delle discoteche, bensì di chi le frequenta"
"Non è colpa delle discoteche, bensì di chi le frequenta"
"Non è colpa delle discoteche, bensì di chi le frequenta"
Redazione
9 anni fa
Il presidente di Gastroticino Massimo Suter commenta i recenti fatti di cronaca. "C'è un malessere che non è nato ieri"

Due accoltellamenti in pochi giorni, a Lugano prima e a Riazzino poi, hanno sconvolto la movida ticinese (vedi articoli suggeriti). Come prevedibile, non sono mancate le reazioni e le prese di posizione da parte del mondo politico. Tanti e spesso discordanti tra loro i pareri espressi, tra chi chiede di chiudere le discoteche spostandole dal centro, chi di inasprire i permessi per poter aprire questo tipo di attività, chi invece invita a non colpevolizzarle e chi invoca se non pene più severe (non è competenza degli Esecutivi comunali modificare la legge) almeno di renderle certe.

Tra gli addetti ai lavori uno dei primi ad esprimersi su Facebook è stato Maurizio Niceta, che per anni ha gestito dei locali. Nella sua presa di posizione, in seguito ribadita in un’intervista a Ticinolibero, Niceta ha parlato di un clima mutato e della necessità di far lavorare bene la Polizia, senza incolpare le discoteche “di mettere il coltello in tasca alla gente”.

Una posizione, la sua, condivisa anche dal presidente di Gastroticino Massimo Suter, che ha parlato di “un malessere che non è nato ieri, bensì già in gestazione 20 anni fa”. Questo malessere, scrive Suter su Facebook, ora è “adulto e difficilmente risolvibile con leggi o prese di posizione frutto del buonismo sacerdotale (ovvero spostare le discoteche dal centro cittadino, ndr)”.

“A cavallo dell’ultimo secolo gestivo un locale (pub) in centro a Lugano e già allora si denotava un certo bullismo e propensione alla violenza tra i frequentatori della movida notturna, nulla di allarmante, ma la vita notturna si stava ‘evolvendo’, anzi, implodendo in modo autolesionista”.

Con il passare degli anni “da fatti sporadici si passa alla quasi quotidianità, non solo nelle discoteche ma anche nelle feste campestri, nei carnevali, nelle sagre dove la voglia di divertirsi lascia spazio al nazionalismo, al liberare in tutti i modi le frustrazioni e soprusi subiti...”

L’aspetto peggiore, secondo il presidente di Gastroticino, è che questi sfoghi non avvengono più esclusivamente a mani nude bensì anche all’arma bianca: “Vi ricordate la maxi scazzottata tra ticinesi e confederati al lido di Locarno?”

“Anch’io ho paura ad uscire la notte, lo dico francamente senza vergogna! Alcuni mesi fa una serata tra amici quasi finisce in tragedia per uno sguardo “sospetto “... Ma vi assicuro, non è colpa delle discoteche, bensì di chi le frequenta e non conosce il reciproco rispetto e il valore della vita”.

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