Cerca e trova immobili
Ticino
“Non dovevano entrare in pista”
“Non dovevano entrare in pista”
“Non dovevano entrare in pista”
Redazione
7 anni fa
L’avvocato Brenno Canevascini ha chiesto l’assoluzione del 40 accusato di omicidio colposo per l’incidente di Lodrino

“I due motociclisti sapevano di compiere qualcosa di illegale è pericoloso”. Non ha usato giri di parole l’avvocato difensore Brenno Canevascini. Per quanto triste, ha detto, il 20enne di Claro che ha perso la vita il 21 agosto 2014 sulla pista dell’aeroporto di Lodrino, sapeva che usare la pista di un aeroporto per una prova di velocità in moto, doveva sapere quanto fosse pericoloso e altrettanto vietato.

Per questo ha chiesto l’assoluzione del suo cliente, un 40enne della Riviera dipendente della Ruag, che quel giorno si mise in mezzo alla pista con un Fiat Scudo per fermare i due centauri e per questo è accusato di omicidio colposo e messa in pericolo della vita altrui. “Fari, lampeggianti e clacson non sarebbero serviti a niente”, ha detto il difensore, contestando il rimprovero fatto all’imputato di non essersi fatto notare a sufficienza. “In moto a gran velocità, con il casco e la testa sotto il cupolone per essere più aerodinamico, la vittima non avrebbe potuto né vedere né sentire anche un carro armato che sparava in aria”.

“Si è comportato in modo diligente e prudente rispetto alla situazione. Doveva garantire la sicurezza della pista, minata dalla presenza dei due motociclisti, in una giornata di esercitazioni, con un viavai di velivoli militari”. Inoltre, ha aggiunto l’avvocato, “quell’incidente ha cambiato la vita anche al mio cliente, non c’e giorno che passi senza che lui ci pensi”.

“È surreale pensare che l’imputato volesse dare una lezione ai due motociclisti, è entrato in pista perché quello era tra i compiti datigli dal suo datore di lavoro”.

La sentenza sarà emessa per iscritto nei prossimi giorni.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata