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Ticino
“Non dormivo da una settimana, sono andato fuori di testa”
Si è aperto questa mattina a Lugano il processo per il delitto avvenuto poco più di due anni fa ad Avegno. Il fratello dell'imputato, che in un secondo momento diede fuoco all’abitazione in cui si consumò il dramma, chiede "giustizia per la mamma".

Era la notte fra il 10 e l’11 aprile 2022 quando l’imputato, oggi 23enne, uccise la madre nella loro abitazione di Avegno, dopo di che, in stato visibilmente alterato, si mise a urlare sul balcone di casa attirando l’attenzione del vicinato. Imputato che oggi si è presentato alla sbarra per rispondere dei reati di assassinio, in via subordinata omicidio intenzionale, danneggiamento e violazione di domicilio.

La ricostruzione dei fatti

Durante l’interrogatorio condotto dal giudice Amos Pagnamenta, il giovane ha ammesso di essere l’autore del delitto e in aula ha ricostruito quanto avvenne la sera prima dei fatti – quando sferrò un pugno alla compagna dello zio “che pensavo fosse una strega” – per poi arrivare ai motivi che l’hanno portato ad uccidere la madre. “Sono tornato a casa e ho pensato che mia madre fosse la regina delle streghe. L’ho quindi accoltellata e le ho rotto la testa con un poggiapiedi”, ha ricostruito il 23enne, fino ad allora incensurato, che rispondendo a una domanda del giudice ha affermato di non avere un ricordo nitido di quella notte. “Non dormivo da una settimana, sono andato fuori di testa”, ha concluso.

Il percorso intrapreso

L’imputato – secondo cui il rapporto con la madre era buono, nonostante lei soffrisse di bipolarismo – ha nel frattempo intrapreso un percorso fatto di farmaci e continui colloqui con psichiatri e psicologi, che sembra stia avendo effetti positivi, anche per stessa ammissione del 23enne, consapevole che “i farmaci sono importanti per stare meglio” e che “la storia delle streghe non sussiste, era tutto nella mia testa”.

Trattamento stazionario in una struttura chiusa

La perizia psichiatrica effettuata sull’imputato – ricordiamo – ha riscontrato un disturbo psicotico acuto. Uno scompenso talmente forte da renderlo totalmente incapace di valutare il carattere illecito dei propri atti. Ecco perché il 23enne non è punibile con il carcere, ma il tribunale penale è chiamato a decidere quali misure terapeutica adottare. Misure che dovrebbero consistere in un trattamento stazionario in una struttura chiusa. Interrogato anche sulle terapie e sul suo futuro, l’imputato auspica che sia fuori dal cantone, “dove poter imparare una nuova lingua e intraprendere un apprendistato”.

L’altro figlio della vittima: “Chiedo giustizia per mamma”

Dopo l’interrogatorio effettuato dal giudice Amos Pagnamenta, ha preso la parola il fratello dell’imputato in qualità di accusatore privato. In una lettera scritta di suo pugno e letta in aula, il 21enne ha più volte definito “un mostro” il fratello, argomentando la definizione con una serie di fatti accaduti fin da quando i due erano bambini. Al contrario, la mamma era una persona buona e che “c’è sempre stata” “Appena saputa la notizia della morte di mia madre non ci credevo – ha proseguito -, mi hanno detto che è stato mio fratello e da lì sono iniziati gli incubi”. Incubi che l’hanno portato a tentare più volte il suicidio e a tornare sul luogo del delitto nel gennaio dello scorso anno per appiccare l’incendio all’abitazione.  “Mi sento morto dentro sapendo che mio fratello non è punibile. Chiedo giustizia per mamma e quindi il carcere per criminali violenti per mio fratello”, ha concluso, non prima di chiedere un indennizzo allo Stato di decine di milioni di franchi per danni morali. Richiesta ridimensionata ad “almeno 100mila franchi” dal suo rappresentante legale, l’avvocato Stefano Genetelli. La difesa, rappresentata dall’avvocato Maria Galliani, si è dal canto suo detta d’accordo con la misura terapeutica stazionaria in una struttura chiusa, così come per l’indennizzo ma “entro i limiti stabiliti dalla giurisprudenza”. “Volevo solo dire che mi dispiace”, ha voluto aggiungere in chiusura di dibattimento l’imputato. La pubblicazione della sentenza è prevista per le 15.