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Ticino
"Non ci saranno ispezioni nelle moschee"
"Non ci saranno ispezioni nelle moschee"
"Non ci saranno ispezioni nelle moschee"
Redazione
10 anni fa
Il Governo risponde a Bignasca: "In Svizzera 35 imam finanziati da Erdogan, in Ticino situazione non omogenea"

Lo scorso 18 aprile il deputato leghista Boris Bignasca aveva interrogato il Governo sul finanziamento delle moschee e dei centri islamisti in Ticino (vedi articolo suggerito).

Il Consiglio di Stato ha risposto in questi giorni agli interrogativi di Bignasca, specificando innanzitutto che il quesito sollevato "è di competenza federale" e che "a tutela di preminenti interessi pubblici e tenuto conto del segreto d’ufficio, ad alcuni quesiti posti non è possibile fornire risposte puntuali".

Mentre il Svizzera sono attivi 35 imam finanziati dal Governo turco - più precisamente dal Dipartimento per gli affari religiosi turco (“Diyanet”), sotto il diretto controllo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan - la situazione in Ticino "non sarebbe omogenea". A detta dell’imam Samir Jelassi a capo del centro musulmano di Viganello, per quel che riguarda gli affiliati del centro da lui gestito, lo stesso viene autofinanziato mediante i contributi dei membri che lo frequentano.

"Secondo Francesco Mismirigo, ex delegato per l’integrazione degli stranieri, in Ticino vi sono molte associazioni musulmane, quali ad esempio la Lega dei musulmani in Ticino, la Comunità islamica nel Cantone Ticino, l’associazione culturale turco-islamica, ecc. che appartengono a diverse aree e scuole di pensiero dell’islam.  

"In Svizzera le moschee sono associazioni o fondazioni ai sensi del Codice civile ed esse si autofinanziano mediante i contributi versati dai membri (CHF 30.- al mese) o mediante donazioni libere - evidenzia il Governo - ritenuto che vi fanno capo all’incirca 150-200 famiglie, il bilancio mensile si aggira attorno ai CHF 4’500-6'000. Considerato però che non tutte le moschee possono contare su un numero così elevato di membri, vi sono dei centri che non possono neppure permettersi un imam e i membri si ritrovano spesso in luoghi di culto situati in scantinati o simili".

Finché i finanziamenti avvengono in maniera trasparente e non violano nessuna normativa svizzera, "il Governo non ha né motivo d’intervenire né margine d’azione per farlo".

Per ragioni inerenti alla protezione della personalità e dei dati e ai rapporti tra la Svizzera e uno Stato terzo, il Governo non ha potuto rispondere a due domande del deputato, ovvero sul numero di imam presenti in ticino che sono dipendenti pubblici turchi o che sono giunti in Svizzera per conto del Governo di Ankara.

Inoltre, "in assenza di motivi per l’ordine pubblico e nei limiti fissati dalla legge federale sulle misure per la sicurezza", il Consiglio di Stato non ritiene che gli imam attivi sul territorio cantonale debbano esprimersi in italiano nel corso delle prediche e delle manifestazioni religiose, pur dovendo avere delle conoscenze di livello B1 della lingua italiana.

Infine, alla richiesta di Bignasca di vallutare delle ispezioni nelle moschee e nei centri islamici "al fine di accertare che gli imam aderiscano ai valori fondanti del nostro paese e alle leggi che lo reggono", il Governo cantonale ha replicato che "i passi necessari per salvaguardare la sicurezza" sono già in atto.

"Premesso quanto affermato di recente dal Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione Markus Seiler, ossia che ”sorvegliare a titolo preventivo le moschee o gli imam in Svizzera non è legalmente possibile", il Consiglio di Stato non ritiene al momento di dover intervenire mediante ispezioni presso le moschee".

Nel caso in cui si dovesse decidere di agire in questa direzione, occorrerebbe un mandato di perquisizione "unitamente ad un sospetto di commissione di un reato", come è stato il caso che ha portato le Autorità zurighesi ad intervenire presso la moschea di Winterthur all’inizio del mese di novembre 2016.

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