
Era il 12 giugno 2011, una domenica. Quel giorno, attorno alle 9.45, un 32enne motociclista italiano perse la vita in un gravissimo incidente avvenuto a Balerna, all'intersezione tra la strada cantonale e via Monte Generoso.
Il centauro, che stava sorpassando a velocità sostenuta una colonna di automobili, non si accorse di una Ford che si stava immettendo sulla strada cantonale in provenienza da via Monte Generoso e vi finì violentemente contro, tanto da spezzare in due la sua motocicletta. L'uomo decedette sul colpo.
Un incidente tragico che ha avuto lunghi strascichi giudiziari, conclusisi solo in questo mese di agosto, con la sentenza finale del Tribunale federale.
Il procuratore pubblico, dopo le sue indagini, aveva infatti emesso un decreto di non luogo a procedere nei confronti del conducente della Ford, indagato per il reato di omicidio colposo.
Un decreto di non luogo a procedere non gradito dai genitori e dal fratello della vittima, che interposero ricorso alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello.
Ottenendo ragione. La causa tornò al procuratore pubblico che, una volta eseguita l'istruzione, decretò nuovamente l'abbandono del procedimento nei confronti del conducente della Ford, nell'agosto 2013.
Ma i tre parenti della vittima presentarono ricorso anche contro questa seconda decisione del procuratore pubblico, nuovamente alla Corte dei reclami penali.
Corte che ha nuovamente scagionato il conducente della Ford, sostenendo che aveva rispettato le precedenze e che non poteva attendersi l'arrivo di una moto che superava una colonna di veicoli fermi ad una velocità tra 75 km/h e 87 km/h dove vigeva un limite massimo di 50 km/h.
I genitori e il fratello della vittima, però, non si sono arresi ed hanno presentato un nuovo ricorso, stavolta al Tribunale federale, ripetendo che a loro dire il comportamento del conducente della Ford non era stato conforme alle regole della circolazione stradale.
Ma i giudici di Losanna hanno ribadito quanto già espresso dai colleghi ticinesi: il conducente della Ford agì con la necessaria prudenza, per cui una sua condanna sarebbe inverosimile.
Il ricorso dei genitori e del fratello della vittima, quindi, è stato respinto. A distanza di oltre tre anni, il caso è definitivamente chiuso.
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