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Ticino
"Non ci aspettavamo un polverone politico dopo il sondaggio interno alla Polizia cantonale"
È bastato un sondaggio sul clima interno alla polizia cantonale per scatenare un terremoto politico. Alla pubblicazione dei risultati è seguita una mozione per chiedere un audit esterno. Ma cosa raccontano davvero quei dati? Tra malessere interno, mancanza di comunicazione e ritmi di lavoro sempre più intensi, si apre ora un tavolo di confronto con i sindacati.

“Non ci aspettavamo questo polverone politico per il sondaggio.” Con queste parole, il presidente della Federazione Svizzera Funzionari di Polizia – sezione Ticino Ivan Cimbri commenta la bufera seguita alla pubblicazione dei risultati sul clima interno della Polizia cantonale. Nel giro di pochi giorni, infatti, alla pubblicazione dei dati è seguita una mozione parlamentare firmata da Fiorenzo Dadò e Natalia Ferrara, che chiedono un audit esterno per verificare lo stato di salute del Corpo.  Il consigliere di Stato Claudio Zali ha definito la richiesta di audit “prematura e inopportuna”, sottolineando che “la polizia è sana” e che “la sicurezza dei cittadini non è in discussione”.

Comunicazione interna e organizzazione sotto la lente

Il sondaggio, infatti, mette in luce criticità legate alla comunicazione interna e all’organizzazione del lavoro. "Negli ultimi anni il numero di agenti è aumentato, ma non sempre nei reparti operativi: una discrepanza che, secondo molti, pesa sul carico quotidiano del personale", ha sottolineato il presidente Ivan Cimbri.

Ritmi di lavoro e confronto con le Polizie comunali

Un altro elemento ricorrente nel sondaggio riguarda i ritmi di lavoro. Molti agenti sottolineano che, rispetto alle polizie comunali, il lavoro nella Polizia cantonale implica orari più irregolari e una pressione maggiore. "Con responsabilità maggiori, nella polizia cantonale non ci sono migliori condizioni di lavoro rispetto a quella comunale", ha evidenziato Cimbri.

Verso un tavolo di confronto

Dopo la tempesta politica e le tensioni interne, l’obiettivo ora è aprire un tavolo di confronto tra i sindacati e i vertici della Polizia. Un passo che, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe servire a ricostruire fiducia e migliorare il dialogo all’interno del Corpo.