
“Di certo non ci aspettavamo di rivederti tanto presto”. È così che la procuratrice pubblica Pamela Pedretti ha iniziato la sua arringa. Un diverbio insensato, nato da una discussione legata al rumore fatto di mattina, si è tramutato in una rissa a causa di tutti e otto gli imputati oggi a processo.
La richiesta di pena più alta è quella per coloro che hanno dato il via alla rissa, l’albanese trentunenne che ha scatenato tutto offendendosi oltre modo per il rimprovero subito dallo scopino, al quale ha tirato il primo pugno. Per lui la procuratrice ha chiesto otto mesi di carcere.
E lo scopino, il 30enne italo-brasiliano già condannato per l’omicidio di via Odescalchi, ha contribuito con il suo comportamento strafottente ad alimentare la tensione. “Fai meno il figo o ti spacco in due”, ha detto all’albanese. E poi ha attivamente partecipato alla scazzottata, per questo sono stati chiesti otto mesi.
Per i cinque altri albanesi, invece, sono stati chiesti 6 mesi. Colpevoli di aver fatto proprio un litigio “che neppure li riguardava direttamente”, ha detto Pedretti.
Infine, per il 30enne svizzero-ucraino condannato per via Odescalchi, uscito male dalla rissa con svariate fratture al viso, sono stati chiesti 3 mesi. “Anche lui quella mattina ha sbagliato, intromettendosi in una situazione che non lo riguardava. Ma come sempre è pronto a spalleggiare il suo amico”.
Tutte le condanne richieste dalla procuratrice pubblica sono da espiare.
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