
"Non chiudiamo i battenti, né abbiamo intenzione di delocalizzare in altri Paesi meno cari della Svizzera."
Lo afferma sui quotidiani di oggi il responsabile delle risorse umane della Turbomach di Riazzino, Ermes Boraschi, per smentire le voci su una possibile chiusura dell'azienda che si sono rincorse in questi ultimi giorni a seguito dell'annuncio del taglio di 110-130 posti di lavoro.
A La Regione Ticino, Boraschi ha spiegato che "non ci sono assolutamente piani inerenti alla chiusura dell'azienda, come purtroppo ho dovuto leggere in queste ultime ore". Ed ha aggiunto che un'eventuale delocalizzazione non viene considerata, perché l'azienda vanta a Riazzino "parecchio personale molto qualificato, con conoscenze specifiche".
"Non è affatto semplice delocalizzare delle attività svolte da una manodopera di questo genere" ha affermato Boraschi, sottolineando che la volontà dell'azienda è quella di restare in Ticino, anche se questa potrebbe cambiare in futuro. "È chiaro che nei prossimi due o tre anni le cose potrebbero cambiare di nuovo, ma ad oggi la situazione appare lineare" ha concluso.
Attualmente la Turbomach occupa circa 300 dipendenti, il 70% dei quali residenti in Ticino. A seguito della chiusura del settore produttivo e di alcuni rami legati alla logistica, rimarranno a Riazzino circa 200 impiegati.
Ieri, ha spiegato Boraschi al Corriere del Ticino, i dipendenti si sono riuniti ed hanno deciso a grande maggioranza di eleggere una commissione che li rappresenti in questa fase. Settimana prossima verranno nominati i rappresentanti, dopodiché si inizierà a discutere il piano sociale.
I sindacati, che hanno chiesto un incontro ai dirigenti dell'azienda, sottolineano che la direzione sta agendo in modo "corretto e ponderato" (parole del sindacalista OCST Marco Pellegrini), "di fronte a una decisione drastica presa a causa di difficoltà oggettive".
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