Cerca e trova immobili
Ticino
"Non chiudeteci Ponte Tresa"
"Non chiudeteci Ponte Tresa"
"Non chiudeteci Ponte Tresa"
Redazione
11 anni fa
Dopo l'AITI, anche le aziende locali lanciano il grido d'allarme: "Dovrei lasciare a casa 7 dipendenti"

C'è preoccupazione per la paventata chiusura del valico commerciale di Ponte Tresa, quale misura di risparmio prevista dalla Confederazione nell'ambito del Programma di stabilizzazione 2017-2019.

Dopo il grido d'allarme lanciato ieri dall'Associazione industrie ticinesi (AITI), sul Giornale del Popolo di oggi si esprime anche il CEO di una ditta che opera in quella zona, la MCTRANS.

"La notizia mi ha spiazzato" afferma Andrea Maghetti. "Io ho appena investito in quel valico. Ora ho 7 dipendenti che lavorano a Ponte Tresa. Noi smerciamo anche merci legate al territorio, in particolare al settore ortofrutticolo. Proprio perché quel valico è orientato molto agli artigiani, alle piccole attività regionali del Malcantone e della Piana del Vedeggio e devo dire che sia dalla parte svizzera che da quella italiana c'è un bel movimento."

In caso di chiusura del valico di Ponte Tresa, Maghetti dovrebbe delocalizzare le operazioni a Stabio o a Chiasso. "E i 7 posti di lavoro in Svizzera verrebbero a cadere" afferma. "Senza dimenticare che c'è la controparte italiana che subirebbe le stesse conseguenze."

Il CEO della MCTRANS spiega poi che la chiusura "toccherebbe anche la redditività dei mezzi, perché si allungherebbe il tragitto, intasando due valichi già sovraccarichi di lavoro."

"Si andrebbe ad aumentare il traffico tra Lugano e Chiasso" sottolinea Maghetti, il quale considera l'idea della Confederazione "per nulla razionale."

Nulla è comunque ancora stato deciso. Il consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi ha già fatto sapere di voler sollecitare il Consiglio federale, se possibile con il sostegno di tutta la delegazione ticinese alle Camere federali, per chiedere di fare marcia indietro.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata