
“Non c’è stata nessuna premeditazione, quella sera abbiamo incontrato la vittima per caso”. Così Pasquale e Mirko Ignorato, padre e figlio alla sbarra da questa mattina a Lugano, si difendono per rispondere di vari reati, primo fra tutti l’assassinio di Angelo Falconi il 27 novembre del 2015 a Chiasso.
Il padre, in carcere alla Stampa da ormai diversi anni, ha da sempre ammesso i fatti, pur ribadendo che il tutto sia nato da un’aggressione di Falconi nei suoi confronti, non viceversa. “Ho cercato solo di disarmarlo - ha detto stamattina in aula - poi le cose sono precipitate”. Secondo la versione degli imputati anche l’arma del delitto, una sbarra, sarebbe stata estratta dalla vittima (che l’aveva in auto) e solo in un secondo momento è stata presa in mano da Pasquale Ignorato.
Il figlio Mirko, invece, si è sempre proclamato innocente, dicendo di essere stato portato in quell’autorimessa dal padre (con la scusa di nascondere per dispetto l’auto alla moglie) e di esser sceso dal veicolo solo quando si è accorto del litigio in atto, con l’obiettivo di separare i due. “Quando ho visto mio padre colpire Falconi sono fuggito, come anche mio padre mi ha ordinato di fare”. Mirko è uscito di prigione ormai da quattro anni, vive e lavora a Bellinzona e si è ricostruito una vita. Perché dunque è fuggito in Italia col padre, con il quale dice di non avere avuto buoni rapporti? “Ero in uno stato di panico e non ero lucido. Anche se sbagliata, è stata una cosa che mi sono sentito di fare”, ha detto in aula.
Il dibattimento prosegue, nel pomeriggio continuerà l’interrogatorio del giudice Marco Villa e sarà quindi il momento delle domande di accusa e difesa.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

