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Ticino
“Non c’è stata premeditazione”
Gregorio Schira
5 anni fa
Pasquale e Mirko Ignorato, a processo per l’uccisione di Angelo Falconi, affermano di aver incontrato la vittima per caso. “Ho cercato solo di disarmarlo, poi le cose sono precipitate”

“Non c’è stata nessuna premeditazione, quella sera abbiamo incontrato la vittima per caso”. Così Pasquale e Mirko Ignorato, padre e figlio alla sbarra da questa mattina a Lugano, si difendono per rispondere di vari reati, primo fra tutti l’assassinio di Angelo Falconi il 27 novembre del 2015 a Chiasso.

Il padre, in carcere alla Stampa da ormai diversi anni, ha da sempre ammesso i fatti, pur ribadendo che il tutto sia nato da un’aggressione di Falconi nei suoi confronti, non viceversa. “Ho cercato solo di disarmarlo - ha detto stamattina in aula - poi le cose sono precipitate”. Secondo la versione degli imputati anche l’arma del delitto, una sbarra, sarebbe stata estratta dalla vittima (che l’aveva in auto) e solo in un secondo momento è stata presa in mano da Pasquale Ignorato.

Il figlio Mirko, invece, si è sempre proclamato innocente, dicendo di essere stato portato in quell’autorimessa dal padre (con la scusa di nascondere per dispetto l’auto alla moglie) e di esser sceso dal veicolo solo quando si è accorto del litigio in atto, con l’obiettivo di separare i due. “Quando ho visto mio padre colpire Falconi sono fuggito, come anche mio padre mi ha ordinato di fare”. Mirko è uscito di prigione ormai da quattro anni, vive e lavora a Bellinzona e si è ricostruito una vita. Perché dunque è fuggito in Italia col padre, con il quale dice di non avere avuto buoni rapporti? “Ero in uno stato di panico e non ero lucido. Anche se sbagliata, è stata una cosa che mi sono sentito di fare”, ha detto in aula.

Il dibattimento prosegue, nel pomeriggio continuerà l’interrogatorio del giudice Marco Villa e sarà quindi il momento delle domande di accusa e difesa.

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