
"A che punto siamo?". Questo in sostanza ciò che il capogruppo leghista Attilio Bignasca chiedeva, nella sua interrogazione inoltrata al Municipio di Lugano il 18 febbraio scorso, sulla situazione relativa all'alienazione dei beni comunali. Il capogruppo della Lega dei Ticinesi invitata in particolare a voler finalmente cominciare "per evitare una vendita in tempi ristretti per impellenti bisogni di liquidità".
Nella sua risposta, giunta negli scorsi giorni, l'Esecutivo luganese ribadisce che, sebbene la problematica non debba essere ritardata oltremodo, prima di dare avvio alle procedure di vendita "vi sia il tempo e la necessità di definire meglio le modalità, gli obiettivi e la reale valenza economica dell'operazione".
Il Municipio vuole soprattutto evitare la messa sul mercato di più oggetti contemporaneamente, in quanto questo modo di agire "porterebbe, con ogni probabilità, ad una minore attrattività del singolo oggetto". Inoltre, ricorda il Municipio, lo scopo delle operazioni di vendita è quello di finanziare nuovi investimenti e/o ridurre l'attuale indebitamento. Questo senza tuttavia tralasciare di valutare attentamente gli effetti sulla gestione corrente sul medio e lungo termine.
L'Esecutivo precisa che sono in corso alcune verifiche, in particolare sulla possibilità di costituire una fondazione immobiliare, aperta anche ai privati, che permetterebbe di raccogliere liquidità, pur lasciando alla Città una quota parte di proprietà e quindi a una partecipazione agli utili generati. Dall'altro sono in corso verifiche sull'economicità delle operazioni, sia nel caso di vendita oggetto per oggetto, sia nel caso di costituzione di una fondazione immobiliare.
Non appena il Municipio sarà in possesso dei risultati delle verifiche in corso, procederà "senza indugio ad attivare la strategia di vendita appropriata". Conclusioni concrete dovrebbero arrivare nel corso del prossimo autunno.
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