
Da subito Mauro Ermani non è più il presidente del Tribunale penale. L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, riunitosi sul mezzogiorno a Palazzo delle Orsoline, ha infatti accolto l’effetto immediato alle sue dimissioni richieste a inizio anno e motivate da un peggioramento delle sue condizioni di salute. Una decisione presa quasi all’unanimità ma che, vista la concomitanza con l’apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti a causa del clima al Tribunale, ha richiesto anche alcuni chiarimenti: ai servizi interni e, soprattutto, al Consiglio della magistratura (CdM), spiega ai microfoni di Ticinonews il presidente Michele Guerra. “Il documento ufficiale ci è giunto negli scorsi giorni e ha confermato che il CdM, in base al regolamento, ha sospeso il procedimento sanzionatorio nei confronti di questo giudice nel momento in cui ha inoltrato le dimissioni".
Un tema al centro della commissione giustizia e diritti
Era proprio questo il dilemma che si è protratto per giorni: il procedimento disciplinare avviato dopo le segnalazioni di una segretaria per presunto mobbing da parte di una collega e, soprattutto, l’ormai celebre foto inviata da Ermani via Whatsapp ritraente due falli giganti, che alcuni deputati avrebbero gradito portare a compimento. Un tema sul tavolo della Giustizia e diritti proprio ieri, conferma il presidente Fiorenzo Dadò, che ha spaccato in due la Commissione, con alcuni deputati contrari, in ogni caso una minoranza. “C'era chi era d'accordo, chi invece vedeva un precedente. Evidentemente ci sono i pro e i contro. Decisioni di questo genere possono lasciar pensare che dietro ci siano degli accordi e che sia una via d'uscita "onorevole" quando c'era un procedimento in corso. Procedimento che per alcuni avrebbe avuto la necessità di avere un chiarimento”.
Ponderati diversi elementi
Il procedimento, come detto, è caduto già con la richiesta delle dimissioni secondo quanto recita il regolamento, in particolare l’articolo 31, capoverso 7. Regolamento che, a questo punto, potrebbe anche essere rivisto. Ergo: attendere o no i sei mesi non avrebbe cambiato nulla. Non solo, continua Guerra. "Abbiamo ponderato altri elementi, come le problematiche di salute, ma soprattutto il funzionamento della nostra giustizia, anteponendo a tutto la necessità di avere un tribunale che funzioni e una giustizia che possa lasciarsi alle spalle questa situazione”.
“Nominare subito due giudici straordinari”
Situazione conosciuta ai più come "Caos TPC", fatta di segnalazioni e denunce tra i giudici che, oltre al procedimento di Ermani, ha portato alla destituzione, ora oggetto di ricorso, dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti. Risultato: due giudici su cinque operativi al Tribunale penale. Di qui l’auspicio. “Con la decisione odierna dell'Ufficio presidenziale non c'è più alcun tipo di impedimento. Bisogna immediatamente nominare da uno a due giudici straordinari. In seguito il Tribunale d'appello deve farci sapere se c'è qualcuno che lotta per il posto lasciato vacante da Ermani, in modo che possiamo aprire in tempi celeri un concorso per un nuovo giudice al tribunale d'appello”.

