
Una giovane donna nomade, che era accusata di furto da parte di un'anziana signora, è stata prosciolta dalla Corte di appello e revisione penale, in base al principio "in dubio pro reo".
L'anziana, riferisce il Corriere del Ticino, sosteneva che la nomade le avesse rubato il portamonete dalla borsa mentre entrambe si trovavano sul bus, a pochi centimetri l'una dall'altra.
Il procuratore pubblico aveva emanato un decreto d'accusa nei confronti della giovane nomade e pure il giudice della Pretura penale ne aveva confermato la colpevolezza.
La vittima del furto aveva infatti riconosciuto la nomade, che viaggiava insieme a un'amica, su una foto segnaletica fornitale dagli inquirenti.
"A più riprese si sono offerte di tenermi la borsa a carrello che avevo con me" ha raccontato l'anziana donna, "ma io ho sempre rifiutato, ringraziando, anche perché questo carrello mi aiutava come appoggio per camminare."
Ma secondo la Corte di appello questi elementi non sono sufficienti per condannare la nomade. L'unica certezza è che la giovane fosse presente sul bus accanto alla vittima, ma "l'accertamento secondo cui l'imputata si è effettivamente trovata al suo fianco sull'autopostale non basta per concludere che le abbia sfilato il borsellino dalla borsa", sostiene la Corte. Inoltre, il fatto che le due giovani si siano offerte di portarle la borsa "non permette di escludere che le due donne avessero davvero buone intenzioni e volessero davvero aiutare l'anziana signora."
Secondo i giudici, il furto del borsellino potrebbe essere stato perpetrato già prima che la vittima salisse sul bus, oppure essere opera di una terza persona. È pure ipotizzabile che il borsellino non sia nemmeno stato rubato, bensì smarrito: è infatti stato ritrovato, senza soldi, in un bar lontano dal punto del presunto borseggio.
La nomade è quindi stata prosciolta da ogni accusa e le sono stati accordati 4'293 franchi come indennità per le spese di patrocinio.
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