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Ticino
"Noi politici siamo in grado di comunicare?"
Redazione
12 anni fa
A tu per tu con lo psicanalista Orlando del Don sui nuovi mezzi di comunicazione, tra social network e blogs

Social network e blog, nuovi canali di comunicazione per esprimere le proprie idee. Sia da parte dei politici, che dei comuni cittadini. Cosa scatta nella testa di chi scrive e commenta sul web? Radio 3i lo ha chiesto al granconsigliere Orlando Del Don. Non nella sua veste di politico, bensì di psicoanalista. 

"Il social network è un po' l'inconscio della società" racconta l'esperto. "Quello che non si può dire nelle forme diplomatiche e ufficiali, viene detto sui social network. Da questo punto di vista è qualcosa che tocca dal profondo il vissuto di ogni navigatore. Allo stesso tempo è immediato. Possiamo postare subito qualsiasi cosa, reagire d'impulso e poi non avere più la possibilità di correggere o ripensarci. E all'interno di questo grande collettivo di persone ci sono anche dei personaggi particolarmente inquietanti che sono capaci di provocare in maniera subdola e direi anche perversa. È un elemento su cui tutti noi dobbiamo fare i conti, che sia poi l'uomo politico o "l'uomo della strada". Dobbiamo prendere atto di questa realtà. Abbiamo un inconscio collettivo che si esprime attraverso questo mezzo. Il mezzo è potente e utile, ma allo stesso tempo pericoloso". 

Del Don stesso ha postato poco tempo fa un documento nel quale metteva in guardia dal reagire in maniera immediata di fronte a provocazioni. Provocazioni che potrebbero alimentare ancor di più conflitti o situazioni spiacevoli per chi è oggetto degli attacchi. Cosa si può dunque fare quando ci si trova di fronte a queste situazioni o in un particolare stato emotivo? 

"Innanzitutto contare fino a 10" spiega Del Don, "poi, soprattutto quando si tratta di rispondere, fare attenzione". Il deputato prende come esempio la sua situazione personale: "Nella mia posizione non posso evitare di essere preso di mira anch'io. Quello che consiglio sempre di fare è di non rispondere mai per le rime. Nei confronti di chi è aggressivo cerco sempre di vedere il lato positivo, e anche la disperazione, la sofferenza, l'incapacità di comunicare in un altro modo. In molti casi la situazione poi si risolve. Spesso chi è dall'altra parte, anche se non immediatamente, ritorna con un atteggiamento più conciliante e cerca di spiegarsi, soprattutto chi è disposto al colloquio. Naturalmente" aggiunge "ci sono anche coloro che soffrono di una vera e propria patologia. Si inseriscono nel dibattito sui social network, provocando irritazione e cercando unicamente il conflitto. Questo è il loro bisogno e modo di esprimersi". 

I social network sono un argomento su cui la politica deve tornare a riflettere in un qualche modo? "Direi di sì perché, come ho detto prima, il social network è come una coscienza collettiva che si esprime in maniera diretta e a volte brutale. Al di là delle forme, sotto cova un certo tipo di malessere. Cosa spinge molte persone, anche perbene e capaci, a esprimere attraverso i social network certe affermazioni così estreme, così pericolose?" si chiede il deputato. "È la frustrazione, il disagio, la rabbia, l'incomprensione, l'incapacità di comunicare altrimenti. Il social network, se vogliamo, lega in una qualche maniera la persona pubblica con tutte le altre persone che, da un certo punto di vista, non hanno la possibilità di esprimersi altrimenti. È un modo di comunicare la sofferenza, e da un punto di vista psicoanalitico questa non si esprime sempre attraverso un atteggiamento dimesso, ma con molta violenza".

"Per cui dobbiamo preoccuparci e farci delle domande" conclude lo psicanalista. "La prima delle quali è: siamo veramente capaci di comunicare? Noi politici siamo capaci di comunicare? Io penso di no, e spesso siamo anche malconsigliati da chi crede di saper comunicare".

L'intervista integrale di Radio3i si può ascoltare nel file audio allegato. 

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