
A quattro giorni dall'inizio del Festival del film di Locarno, l'ex direttore del Giornale del Popolo Claudio Mésoniat aveva parlato di "un'edizione un po' sotto tono", con una programmazione contraddistinta "dal denonimatore comune di una sorta di generale depressione di ideali e prospettive di vita".
Un festival un po' deprimente, insomma. Ma Mésoniat non voleva trarre conclusioni affrettate e precisava che si trattava solamente di un'impressione iniziale. "Lasciamo aperto l'interrogativo e continuiamo a seguire la rassegna" concludeva (vedi articolo suggerito).
Ora che il Festival del film di Locarno ha calato il sipario, Mésoniat propone un nuovo bilancio, questa volta finale e ben diverso dal primo.
L'ex direttore del GdP non parla infatti più di "festival sotto tono", bensì di un "festival che ha trovato il giusto tono".
Mésoniat esordisce ricordando che, dopo la polemica dello scorso anno, anche quest'anno il GdP era atteso al varco. In molti si aspettavano infatti che il quotidiano polemizzasse su una qualche scelta del direttore artistico Carlo Chatrian.
Invece non è andata così. Anzi, Mésoniat sostiene che i dirigenti del festival abbiano "osato di più" e "nella direzione giusta".
"Hanno per esempio abolito la programmazione di quei filmetti-scandalo che in passato si usava proiettare per far parlare di Locarno sui media (lo stesso dicasi per i palco offerto ai "personaggi controversi")" scrive Mésoniat. "Hanno invece avuto il coraggio di portare in piazza un film come "Le ciel attendra" (sui metodi allucinanti ma efficaci dell'ISIS per reclutare giovani europei). Sarà finito lì per caso questo film, o soltanto perché di buona fattura cinematografica (ma non eccelsa)? Ci permettiamo di dubitarne. Esso è in realtà una straordinaria rappresentazione di quel che accade nei retroscena della "Terza Guerra mondiale a pezzi", che assedia ormai anche i nostri Paesi (e Marco Solari, aprendo la manifestazione, se n'è mostrato ben consapevole)."
Mésoniat sottolinea poi che il film che ha registrato il maggior consenso di pubblico è stato "I, Daniel Blake" di Ken Loach, "un film di pacata denuncia sociale".
"Due punti fanno una retta: che non sia questa, caro Chatrian, la via da seguire onde evitare una piazza per soli cinefili senza però riempirla di banali film d'azione?" scrive Mésoniat. "Puntare dunque su film che facciano pensare, che non disdegnino a priori un nesso robusto con la realtà presente, ben fatti (ci mancherebbe) ma che, prima di tutto, parlino un linguaggio cinematografico ancora leggibile da un pubblico popolare."
La valutazione complessiva di Mésoniat volge quindi al positivo. "L'edizione ha centrato il bersaglio, promuovendo (anche con il Pardo d'oro) il cinema finora quasi completamente sconosciuto dela Bulgaria" conclude l'ex direttore del GdP. "Insomma, le belle cose (e non stiamo parlando - si badi - di film "cattolici", pieni di santi e di madonne) sono arrivate nella seconda parte del festival e ne hanno garantito un'ottima tenuta."
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