
«Un passo di legittimazione verso un servizio pubblico che sia forte nelle regioni, perché con 200 franchi la presenza che abbiamo oggi non sarebbe più stata sostenibile». Così il direttore della Rsi Mario Timbal commenta la bocciatura dell’iniziativa che voleva ridurre il canone radiotelevisivo a 200 franchi. Ma il risultato di oggi «è anche un messaggio forte per avere una Rsi presente nel mondo digitale, perché la proposta in votazione avrebbe limitato ulteriormente la nostra presenza». Che invece, viene assicurato, verrà rafforzata. «Chiaramente, dopo una campagna molto dura e molto polarizzata, sarà importante per noi riallacciare un rapporto con tutto il cantone e fare in modo che le scorie di questa campagna non vengano a interferire con il servizio che noi offriamo a tutti i cittadini».
Masoni: «Una missione quasi impossibile, ma ce l'abbiamo fatta»
Bisognerà anche fare tesoro del dibattito di questi ultimi mesi. «Le riflessioni sono già in corso», precisa la presidente della CORSI Giovanna Masoni Brenni. «Sono anni che l’ascolto, il dialogo con il pubblico, con gli interlocutori e con il Paese sono molto aumentati. E continueremo su questa via, anche e soprattutto con quella minoranza che ha votato sì». Tornando al risultato di oggi «in Ticino siamo partiti con 32'000 firme a sostegno dell’iniziativa, con promotori e consiglieri agli Stati che la sostenevano», ricorda Masoni Brenni. «Quando io ho accettato questa battaglia come presidente della CORSI ci eravamo detti: ‘è una missione quasi impossibile’. E invece ce l’abbiamo fatta e siamo molti soddisfatti del risultato».

