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«No» all'iniziativa SSR, l'ATG: «Una risposta contro la versione svizzera del ‘trumpismo mediatico’»
Red. Online
10 ore fa
L'Associazione ticinese dei giornalisti spera che il dibattito attorno all’iniziativa possa portare anche a un ripensamento politico: «Nel settore dei media svizzeri non bisogna procedere a tagli, ma semmai a un incremento del sostegno (indiretto) pubblico».

Per la seconda volta il popolo svizzero ha bocciato in modo chiaro «un’iniziativa che intendeva attaccare il servizio pubblico radiotelevisivo». E la stessa cosa hanno fatto anche i Cantoni. Secondo l’Associazione ticinese dei giornalisti «c’è ora da sperare che il fronte degli iniziativisti abbia capito la portata di questa doppia lezione del cittadino sovrano e che la voglia accettare». In Ticino il risultato è stato meno netto. «Qui la competizione Lega/ UDC in questa battaglia che loro stessi hanno definito ‘storica’ ha sicuramente lasciato il segno. E un segno lo ha sicuramente lasciato anche il fatto che una parte dei rappresentanti ticinesi a Berna – e in Consiglio di Stato – si è schierata a favore dell’iniziativa, con il rischio di indebolire la loro stessa regione». Il canone – viene ricordato – passerà comunque a 300 franchi, a partire dal 2029, e questo porterà la Rsi a dover tagliare circa 100 posti di lavoro. «E qui sollecitiamo l’azienda a limitare al minimo i licenziamenti e ad attuarli, laddove inevitabile, non dimenticandosi del suo ruolo sociale, favorendo pre-pensionamenti e turnover».

Il nuovo mandato della SSR

Finita una battaglia ne comincia già un’altra, quella sulla nuova concessione della SSR. Il «no» popolare di oggi «fa chiaramente capire che nel definire questo nuovo mandato occorrerà anche tener conto del risultato odierno; i cittadini e i Cantoni hanno a cuore un servizio pubblico radiotelevisivo forte e ciò significa in prima linea un’informazione della SSR, anche culturale, affidabile e credibile, solida pure dal punto di vista finanziario». E per farlo «la SSR deve poter continuare a far leva su altri sport e intrattenimento, per offrire una programmazione completa e capace di proporre anche una valida alternativa alle tante piattaforme straniere a pagamento».

«Trumpismo mediatico» versione svizzera

La campagna che si è appena conclusa, scrive ancora l’Atg, «ha confermato che un certo ‘trumpismo mediatico’ esiste anche in Svizzera e in Ticino. Una corrente che non perde occasione per schierarsi contro l’informazione indipendente e contro il sistema mediatico del nostro paese». Questo fronte «non se la prende solo con il servizio pubblico, ma anche con le testate giornalistiche private. Non va dimenticato che chi ha lottato contro la SSR, nel 2022 aveva promosso un referendum contro un pacchetto di aiuto ai media privati locali. Referendum purtroppo riuscito». Quel pacchetto «avrebbe sicuramente aiutato a prevenire l’ondata di licenziamenti che il nostro settore ha conosciuto nel corso degli ultimi anni, oltre San Gottardo e anche in Ticino».

L'auspicio

Nel settore dei media svizzeri «non bisogna procedere a tagli, ma semmai a un incremento del sostegno (indiretto) pubblico. E questo a livello federale e nei cantoni, Ticino compreso. In un’epoca di guerre ibride, fake news a ritmo continuo e disinformazione capace di influenzare votazioni ed elezioni, disporre di un paesaggio mediatico forte, pubblico e privato, è essenziale per il buon funzionamento del nostro sistema democratico».