
Caos, scorciatoia, pericolosa illusione. Gli aggettivi con cui oggi rappresentanti di economia, PLR, Centro e Verdi Liberali hanno definito l’iniziativa «No ad una Svizzera da 10 milioni» sono numerosi. E nessuno è lusinghiero. Alle imprese servono condizioni quadro stabili, dichiara il presidente USAM Fabio Regazzi. La popolazione invecchia e la carenza di manodopera si fa sempre più pressante. Entro una decina di anni i posti da occupare saranno 500 mila. Questo significa che con un’immigrazione contingentata, sostiene Regazzi, ci sarà una sorta di guerra per stabilire chi otterrà il personale necessario. E qualcuno giocoforza resterà a bocca asciutta.
Verso una riduzione delle rendite
Al 31 dicembre dello scorso anno, racconta il consigliere nazionale PLR Simone Gianini, gli over 65 hanno superato gli under 20. «In una situazione tanto critica, un tetto rigido all’immigrazione si tradurrà in un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile e in una riduzione delle rendite». E in Ticino, aggiunge, il frontalierato esploderà anche con tetti massimi e contingenti, perché sarà l'unica leva che si potrà utilizzare.
Sicurezza messa a dura prova
Secondo Alex Farinelli, anche la sicurezza Svizzera verrà messa a dura prova. Tra gli accordi a rischio ci sono infatti anche Schengen e Dublino. «Non avremmo più accesso ai dati su criminali e su persone attenzionate. Senza Dublino la Svizzera diventerebbe un porto per tutti i richiedenti d'asilo non accettati dall'Europa».

