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Ticino
"No alle scappatoie, meglio rivotare"
Redazione
12 anni fa
Il presidente del Governo Manuele Bertoli respinge la proposta di una clausola di protezione per applicare il voto del 9 febbraio

Introdurre una clausola di protezione che sarebbe attivata quando l'immigrazione supera una determinata soglia. È la soluzione proposta ieri dal presidente di Economiesuisse, Heinz Karrer, per attuare l'articolo costituzionale sull'immigrazione approvato dal popolo svizzero il 9 febbraio dello scorso anno. Karrer ha spiegato che questa soluzione avrebbe il merito di non violare il principio della libera circolazione e che, inoltre, "ci incoraggerebbe a impiegare molta manodopera svizzera in modo da non aver bisogno di attivare la clausola." Il principio di preferenza agli svizzeri, invece, non sarebbe compatibile con la libera circolazione, ha aggiunto il presidente di Economiesuisse.

La proposta ha subito incontrato uno certo scetticismo tra i membri dell'UDC. Ma anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese, il socialista Manuele Bertoli, non vede di buon occhio l'introduzione della clausola proposta da Karrer.

"Non ho mai creduto ai contingenti quale soluzione ai problemi del nostro mercato del lavoro, ho sempre sostenuto che la loro stretta applicazione ci porterà verso la rescissione degli accordi bilaterali, anche di quelli a noi favorevoli, quindi ad un isolamento controproducente per il nostro sviluppo, ma non concordo affatto con un’applicazione edulcorata della norma costituzionale, tale da rendere lettera morta la votazione popolare dello scorso anno" scrive Bertoli sul suo sito personale, manuelebertoli.ch. "Qui non siamo di fronte a un testo costituzionale di fatto inapplicabile, come quello dell’iniziativa cosiddetta contro i criminali stranieri."

"Le sole due opzioni politiche possibili sono quindi l’applicazione effettiva dell’iniziativa UDC, con le sue conseguenze positive e negative, o quella che ho indicato da tempo, il suo superamento passando da un nuovo voto popolare, trasparente e democratico" prosegue Bertoli. "In politica le scorciatoie non sono ammissibili e non fanno onore a chi le propone."

"Chi crede nella politica dei contingenti ha diritto di vedere in concreto quali saranno davvero i benefici e i problemi che questa scelta comporta" conclude il presidente del Governo ticinese. "Io rimango a favore della seconda opzione, il superamento della scelta del 9 febbraio, ma questo deve passare da una nuova chiamata alle urne degli svizzeri e da contemporanee misure di tutela dei lavoratori residenti con contratti collettivi, minimi salariali, controlli e sanzioni per chi sfrutta la situazione ed agisce contro gli interessi generali, non da scappatoie legali antidemocratiche."

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