
Non vi è necessità di un'amnistia fiscale a livello cantonale. Il Consiglio degli Stati ha affossato oggi tacitamente una mozione della Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio del Nazionale (CET-N). Quest'ultima chiedeva al governo di elaborare un disegno di legge sul tema. L'idea della CET-N era nata in seguito al ritiro di due iniziative parlamentari sulla regolarizzazione del passato fiscale.
Nello specifico, il disegno avrebbe autorizzato i Cantoni che lo desiderano a realizzare un'amnistia fiscale unica mediante riduzioni nell'ambito della procedura di ricupero d'imposta.
La CET-N rilevava come a seguito di una decisione del Tribunale federale (sull'amnistia fiscale in Ticino) i Cantoni non avessero più la possibilità di introdurre una regolarizzazione del passato fiscale.
I "senatori" hanno invece ritenuto che, data la possibilità di "denuncia spontanea non punibile" offerta dal diritto in vigore, questa misura sia inutile. "A beneficiarne sarebbero solo i contribuenti meno onesti", ha sottolineato Martin Schmid (PLR/GR).
Taluni oratori favorevoli all'atto parlamentare, quali Beat Rieder (PPD/VS), hanno fatto l'esempio del canton Giura. Con la sua amnistia fiscale cantonale, ha spiegato il vallesano, Delémont è riuscita a far riemergere ben un miliardo di franchi di sostanza imponibile. Anche il Ticino, Ginevra, Friburgo e Vallese avrebbero voluto seguire questa strada, ma a seguito della sentenza del Tribunale federale i Cantoni non ne hanno più la possibilità, ha ricordato.
Dal canto suo, Filippo Lombardi (PPD/TI) ha tentato di convincere i colleghi a sostenere la mozione. "Si tratta di una questione di federalismo", ha sostenuto invano il ticinese.
Nel dicembre 2015 le Camere avevano già respinto l'amnistia fiscale proposta da una mozione dal consigliere nazionale Fabio Regazzi (PPD/TI). Anche allora il plenum aveva infatti ritenuto che la possibilità introdotta nel 2008 della denuncia spontanea non punibile fosse già sufficiente.
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