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Ticino
No al referendum, sì a una giusta fiscalità per le donne
Ogni contribuente tassato in base al proprio reddito, indipendentemente dal matrimonio. Una rivoluzione fiscale che riconosce il ruolo delle donne nel lavoro e nella società. È questa la posizione di Faftplus e di diverse deputate che si scagliano contro il referendum lanciato per fermare questa riforma.

Dal 1971 le donne in Svizzera hanno diritto di voto. Ma, mezzo secolo dopo, nel fisco restano ancora troppo spesso “appendici” del marito. È questa la realtà, secondo la Federazione delle Associazioni Femminili Ticino, che la riforma dell’imposizione individuale intende cambiare. Gina La Mantia, co-presidente di Faftplus, ha spiegato che attualmente le donne sposate che vogliono lavorare sono penalizzate a livello fiscale perché il loro reddito viene sommato a quello del marito, pagando, di fatto, di più. "La nuova normativa permette a ogni contribuente di essere tassato come individuo, indipendentemente dallo stato civile", ha sottolineato. 

Vantaggi concreti per le donne lavoratrici

Tradotto in termini pratici, significa che per molte donne sposate, tra aumento delle imposte e carichi familiari, lavorare non conviene. Con la nuova impostazione, invece, ognuno sarà tassato in base al proprio guadagno. "Sono tante le donne formate in Svizzera che potrebbero lavorare ma a cui non conviene. Con il nuovo sistema si avrebbe più forza lavoro", ha spiegato Alessandra Gianella, deputata PLR.

Il referendum contro la riforma

Un cambiamento che non convince tutti: il referendum lanciato da alcuni Cantoni, sostenuto anche in Ticino (la domanda è stata depositata da Maurizio Agustoni, Sem Genini e Sergio Morisoli), vuole bloccare la riforma approvata in giugno dal Parlamento federale. "È un referendum ingiusto che non rispecchia più la società odierna. La tassazione individuale, invece, riflette i bisogni di oggi", ha evidenziato Samantha Bourgoin, co-coordinatrice dei Verdi.

Benefici per la società e l'economia

Per la società, spiegano le sostenitrici, più donne attive professionalmente significa anche più competenze e forza lavoro per l’economia. Inoltre, la riforma non peserebbe sulle spalle del ceto medio. "Il 50% avrà un beneficio da questa riforma, il 35% non subirà variazioni, e solamente il 15%, ovvero i coniugi con un salario elevato, subiranno un rincaro" ha ricordato, in conclusione, la deputata socialista Lisa Boscolo.