
La pioggia non ferma il tradizionale corteo del primo maggio, che partirà alle 14 dal campo Marzio per arrivare in piazza Manzoni.
Protagonisti indiscussi i lavoratori accorsi per dire no al deterioramento delle condizioni salariali e lavorative. Presenti i sindacati Unia, USS Ticino, SEV, VPOD e Syndicom, ciascuno con le proprie rivendicazioni (vedi articolo correlato).
Finché non saranno adottate misure realmente efficaci contro il dumping salariale e sociale, gli accordi sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'Unione europea (Ue) vanno congelati.
Il clima è festoso, ma tra le salariate e i salariati serpeggia grande preoccupazione per le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, "un luogo senza diritti, spesso senza dignità, con bassi salari, precarizzato", ha sintetizzato Graziano Pestoni, presidente dell'Unione sindacale Svizzera Ticino e Moesa, denunciando in particolare fenomeni come la sostituzione della manodopera residente con lavoratori frontalieri a basso costo e come la sempre più diffusa criminalità d'impresa. Fenomeni che generano "incertezza, timori per il futuro, persino povertà".
"I recenti esempi della Exten di Mendrisio, delle Ferriere Cattaneo di Giubiasco, della SMB di Biasca, dimostrano che senza una forte reazione del personale e dei sindacati ti tolgono il posto di lavoro, il salario e perfino la dignità. Le soluzioni a questi problemi esistono. Ma non sono quelle delle destre, secondo le quali occorrerebbe chiudere le frontiere e costruire nuovi muri. Servono contratti collettivi in ogni settore, con stipendi adeguati, controlli, sanzioni dissuasive. Bisogna migliorare le misure di accompagnamento, ma la maggior parte dei partiti locali e nazionali sono contrari". E allora l'Uss Ticino e Moesa lo scorso anno ha deciso di dire basta alla "libera circolazione senza regole", ha ricordato Pestoni, che ha definito l'Ue "solo un grande mercato", "una macchina per punire".
Essa "impone misure di austerità ai paesi in difficoltà, la liberalizzazione e la privatizzazione dei servizi pubblici, il dumping salariale e sociale. Il sindacato" ha concluso il presidente dell'Us "è chiamato a combattere le politiche liberiste a livello locale, nazionale e internazionale" e per concretizzare questo obiettivo deve agire sui luoghi di lavoro, opporsi allo smantellamento dei servizi e "contrastare il monopolio culturale del padronato".
Proprio per questa ragione quest'anno si è deciso di affidare i discorsi ufficiali del 1° maggio ai protagonisti del mondo del lavoro.
Si può anche dire no
Come Emanuela Fraquelli, venditrice e militante del sindacato Unia, che ha definito gli ultimi decenni "quelli delle sconfitte e della distruzione dei diritti dei lavoratori".
"Abbiamo paura di rimanere a casa per una malattia o per una gravidanza, perché sentiamo la minaccia di un rimpiazzo", ha denunciato. "Ma" ha aggiunto citando azioni di sciopero recenti e del passato "possiamo anche dire di no". Se ci si inchina al volere altrui senza la minima resistenza "si perde peso e dignità" e si viene "alleggeriti di quei diritti conquistati da chi ha lottato nel passato per dare anche a noi un futuro migliore", ha ammonito.
L’unità paga
Sulla stessa lunghezza d'onda l'intervento di Manuel Feijoo Farina, impiegato postale e attivista di Syndicom: "Vi esorto a essere sempre uniti contro chi cerca di portarci via quello che i nostri predecessori hanno conquistato versando lacrime, sudore e, nelle lotte più dure,anche sangue".
"Anche nel settore pubblico" ha denunciato "si razionalizza all'inverosimile. Ne abbiamo l'esempio anche noi in Posta, la continua ricerca degli utili e la meccanizzazione dei processi lavorativi, hanno portato a una riduzione di posti di lavoro, ad una riduzione del grado di occupazione e ad un continuo smantellamento del servizio pubblico tramite la chiusura di uffici postali".
I cambiamentiSono i “grandi cambiamenti” dell'epoca moderna, di cui ha parlato anche Fernando Giulietti, pensionato, militante di Unia e figura storica del Sindacato con "S” maiuscola. Lo fatto, per la prima volta dal palco del 1° maggio ("sono qui perché i vecchi sono la storia vivente", ha detto) evocando le "lotte dei vecchi" condotte "in un altro contesto politico economico e sociale", che hanno portato "anche ad alcune conquiste" di cui lui ha beneficiato e che hanno prodotto "cambiamenti in positivo".
"Oggi i cambiamenti sono invece in negativo e la maggior parte di voi lavoratori qui presenti ne pagate il prezzo", ha affermato Giulietti.
L’esempio di Syriza
Tra gli oratori ufficiali anche Stavros Rantas, medico greco da molti anni residente in Ticino e membro del comitato svizzero di appoggio a Syriza, il partito della sinistra radicale greca uscito vincitore dalle elezioni del 25 gennaio scorso. Un giorno che lui ha definito "di grande cambiamento". Un cambiamento "storico, perché ha messo al margine le forze politiche tradizionali" e che «"apre uno spazio decisivo per marciare verso il futuro con fiducia, con nuove prospettive, con speranza e soprattutto con dignità".
Numerosi gli interventi anche durante il colorato e rumoroso corteo sindacale partito alle 14 da Via Campo Marzio. Interventi dei rappresentanti delle più svariate realtà lavorative e sociali, che condivisono però gli stessi problemi: dumping sociale e salariale, smantellamento dei diritti sociali, discriminazione delle donne, privatizzazioni palesi e striscianti, peggioramento delle condizioni di lavoro e sfruttamento.
La morte di Daguet
La Festa quest'anno è purtroppo stata funestata da un grave lutto per il tutto il movimento sindacale elvetico: nella notte è morto André Daguet (avrebbe compito 68 anni a giugno), già membro della direzione di Unia, dirigente Uss, consigliere nazionale socialista. Il presidente dell'Uss Graziano Pestoni lo ha ricordato in apertura del suo intervento «con simpatia e riconoscenza».
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