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Ticino
"No al dumping di Stato!"
"No al dumping di Stato!"
"No al dumping di Stato!"
Redazione
10 anni fa
L'MPS presenta una risoluzione con "cinque buone ragioni per dire no alla nuova Legge sugli stipendi"

Il Movimento per il socialismo (MPS) presenta oggi una risoluzione sulla nuova Legge sugli stipendi (LStip), che il Gran Consiglio discuterà, verosimilmente, nel corso del mese di dicembre.

La risoluzione è divisa in cinque punti, ovvero "cinque buone ragioni per dire NO alla nuova Legge sugli stipendi: NO al dumping di Stato!"

"1. La nuova LStip prolunga le carriere. Oggi i funzionari e i docenti raggiungono il massimo della carriere in 10 – 15 anni (a seconda delle classi). Con la nuova scala ce ne vorranno 24 di anni per arrivare la massimo salariale della propria classe di stipendio."

"Questo rappresenta, senza dubbio, un peggioramento rispetto alla situazione attuale, alla luce di alcune evidenti considerazioni.

"L'inserimento nel mondo del lavoro avviene in genere molto più tardi rispetto al passato (27-28 anni quando non 30) ed è sempre più rara una carriera completa all'interno dell'amministrazione cantonale o della scuola."

"La politica salariale condotta dai governi succedutisi negli ultimi due decenni ha, a più riprese, rimesso in discussione gli aumenti annuali (l'ultima volta lo scorso anno). Il governo sostiene che, proprio l’allungamento delle carriere, permetterà di attenersi a quanto previsto e non si ricorrerà più al blocco degli scatti. Ma, al di là di un giudizio politico di fondo, contano anche i fatti. I quali ci dicono che il governo, ancora prima di mettere in vigore la nuova legge, ha già deciso di aggirarla. Infatti nel passaggio dall’attuale scala alla nuova (il cosiddetto aggancio), nel 2018 verrà sacrificato lo scatto previsto e i dipendenti dovranno accontentarsi della differenza tra il loro salario e quello superiore più vicino nella nuova scala. Cominciamo male. Non sappiamo ancora se il Parlamento correggerà, almeno parzialmente, questo aspetto: ma questo episodio è illuminante sul fatto che il governo non abbia alcuna intenzione di modificare la politica del personale condotta negli ultimi anni."

"2. Nell’amministrazione e nella scuola vi è oggi una presenza massiccia di donne (sono circa il 40% nell’amministrazione, una forte maggioranza tra gli insegnanti)."

"Il prolungamento delle carriere rappresenta, oggettivamente, una mutamento fortemente discriminatorio nei confronti delle donne. Se leghiamo questo fatto a quello, già ricordato, di un’entrata nel mondo del lavoro che avviene più tardi, ci rendiamo conto della dimensione fortemente discriminatoria della nuova scala salariale. Le donne, per ragioni evidenti, tendono ad avere una carriera caratterizzata da momenti anche lunghi di assenza dal lavoro (maternità e cura dei figli) che avranno ripercussioni dal punto di vista dell'avanzata della loro carriera salariale (non solo sul salario diretto, ma anche su quello differito di tipo pensionistico). In altre parole, una donna che interrompa la propria attività un paio di volte per maternità e cura dei figli, rischia di impiegare sicuramente più di trent’anni d'anni per arrivare al massimo (a condizione che non incappi in qualche blocco degli scatti salariali come avvenuto, a più riprese, in passato...)."

"È curioso che da un lato si facciano discorsi (spesso fumosi) sulla necessità di "promuovere" il lavoro delle donne, le loro possibilità di carriera, etc; e dall’altro, proprio l’ente pubblico, che dovrebbe essere più sensibile a questi temi "paritari" (d’altronde stabiliti da leggi), mostri di muoversi in una direzione radicalmente opposta: la nuova LStip ne è la dimostrazione."

"3. Gli ultimi vent’anni sono stati caratterizzati da un continuo peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario dei dipendenti del Cantone. Ricordiamo qui solo alcune di queste misure: blocco degli scatti, decurtazioni salariali, aumento dell’onere lavorativo, mancata compensazione del rincaro, cancellazione di alcune indennità, aumento dei premi assicurativi, peggioramento delle prestazioni pensionistiche (cioè diminuzione del salario differito)."

"Ci si poteva attendere, in occasione della riforma di un sistema salariale vecchio di una cinquantina di anni, che il governo – anche per rispondere a richieste che da tempo sono state formulate – facesse un gesto per risarcire, almeno parzialmente, funzionari e docenti delle decurtazioni subite. Questa riforma del sistema salariale ignora tutto questo e, tra l’altro, continuare a mantenere il gap esistente tra i salari versati in Ticino e quelli degli altri cantoni (alcune categorie tra i docenti, ad esempio, continueranno a ritrovarsi nelle posizioni di fondo nel paragone con gli altri cantoni)."

"4. La logica che ispira la proposta salariale contenuta nella nuova Legge e realizzata nelle classificazioni proposte è conforme allo sviluppo delle politiche neoliberali degli ultimi due decenni."

"Constatiamo infatti una polarizzazione salariale, con aumenti cospicui per i settori medio-superiori e superiori (in particolare per tutte le funzioni di inquadramento dell’attività del personale) e con proposte di nuovi salari iniziali al di sotto dei minimi attuali per tutta una serie di categorie medie e medio-basse. Così, alla cassa passeranno le professioni operaie e impiegatizie di base all’interno dell’amministrazione, così come altre attività importanti."

"A questa tendenza, che altro non è che una dinamica di dumping salariale, se ne aggiunge un’altra: guardando ai primi scatti delle classi di stipendio più basse si può constatare che sono al di sotto dei 4'000 franchi annui (per tredici mensilità, cioè inferiori a 51'000 franchi): e questo anche dopo le "correzioni" volute dalla commissione della gestione e che verranno sottoposte al Parlamento. Si tratta di salari inaccettabili che, da soli, rappresenterebbero una ragione più che sufficiente per rifiutare la nuova legge."

"5. La nuova legge introduce, un po’ in sordina, il tema del salario al merito, tema che era stato alla base del rifiuto (nel corso di un referendum popolare) di pochi anni or sono, di una precedente proposta di modifica della legge."

"Gli articoli 12 e 13 della proposta di legge possono sicuramente essere interpretati in questo modo. Sia la modifica rispetto alla legge attuale (cioè l'introduzione di un "di regola" riferito al diritto allo scatto) che i commenti relativi all'art. 13 indicano la volontà di penalizzare in qualche modo il dipendente che non raggiungesse gli obiettivi fissati (che non avrebbe diritto allo scatto salariale). Questo anche perché nulla è detto sui criteri con i quali verrebbero fissati tali obbiettivi."

"Ci pare di poter affermare che l'intenzione complessiva sia chiara. Molto probabilmente si passerà da un blocco degli scatti collettivo (come avvenuto a diverse riprese negli ultimi anni), a blocchi individuali, soprattutto nell'amministrazione, legati a obiettivi che non sarebbero stati raggiunti."

"Anche l'articolo 18 rafforza le basi per una valutazione al merito, che viene indicata anche per i docenti. Qui si parla di "prestazioni qualitativamente elevate ed eccezionali" che potrebbero essere ricompensate con premi salariali. Al momento non esiste alcuna specificazione di questo articolo e non si sa se vi sarà un regolamento che spiegherà nel dettaglio cosa sono prestazioni "qualitativamente elevate ed eccezionali". È probabile che venga lasciata carta bianca a direttori e capi di vario ordine per poter premiare chi vorranno. Vi sono le basi per continuare… come si faceva una volta."

"Particolarmente insidioso, in questo articolo 18, il secondo paragrafo che indica come questo premio possa essere assegnato a gruppi (un ufficio, una scuola?). È evidente come si vada verso una logica di messa in concorrenza dei salariati. In particolare in settori dove è possibile stabilire criteri di redditività sulla base di dati quantitativi. Ad esempio: gli uffici circondariali di tassazione potrebbero essere messi in concorrenza sulla base del numero di notifiche di tassazione evase; oppure gli uffici di collocamento sulla base del tasso di collocamento raggiunto, etc.. Una logica che privilegia la quantità sulla qualità del servizio pubblico."

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