
Sperava di poter contare sulla solidarietà del Ticino, il consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, quando in Parlamento annunciò il progetto di trasferire dei carcerati dalle sovraffollate prigioni ginevrine alla Stampa di Lugano.
Ma la proposta, giunta settimana scorsa, era stata stroncata sul nascere dal suo omologo ticinese, Norman Gobbi, il quale aveva sottolineato come i nuovi spazi ricavati alla Stampa, grazie alla ristrutturazione di un'ala finora non utilizzata, saranno riservati ai prigionieri ticinesi. Perché, se non ai livelli record di Ginevra, anche il nostro Cantone deve fare i conti con una popolazione carceraria molto numerosa, con due soli posti liberi rimanenti.
Resta che a Ginevra il problema è urgente. Per cui il Cantone sta vagliando tutte le piste possibili. E una di queste sembra ora essere in fase di concretizzazione.
Le autorità del Kosovo si sono infatti dette disponibili ad accogliere in Patria i prigionieri di nazionalità kosovara attualmente detenuti in Svizzera. Un trasferimento reso possibile da un accordo firmato tra Pristina e Berna. Unica condizione, le persone trasferite nelle carceri kosovare devono poter beneficiare delle stesse condizioni di detenzione di cui fruivano in Svizzera.
Anche il presidente dell'Assemblea degli albanesi in Svizzera, Jeton Kryeziu, si è detto favorevole al ritorno in Patria dei detenuti kosovari. Intervistato dal portale svizzero in lingua albanese albinfo.ch, Kryeziu ha però ricordato che "se questa idea di concretizzerà, dovremo assicurarci che i priginieri trasferiti possano disporre delle medesime condizioni che hanno in Svizzera.
Behgjet Shala, membro del Consiglio per la protezione dei diritti umani in Kosovo, ha dal canto suo dichiarato che le condizioni di carcerazione nel paese balcanico sono conformi agli standard internazionali, per cui il paese sarebbe in grado di accogliere i prigionieri provenienti dalla Svizzera.
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