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Ticino
Niente sospensione per i consiglieri di Stato indagati
Redazione
13 anni fa
Il Parlamento ha bocciato l'iniziativa di Alex Pedrazzini, che chiedeva la sospensione per i consiglieri di Stato toccati da inchieste penali per reati gravi

I consiglieri di Stato che dovessero essere toccati da un'inchiesta penale per reati gravi, contrari alla dignità della carica ricoperta, non potranno essere sospesi dalla funzione. Lo ha deciso ieri il Gran Consiglio, bocciando un'iniziativa parlamentare in tal senso del deputato Alex Pedrazzini (PPD). 29 i voti favorevoli alla sua proposta, 45 i contrari e 8 gli astenuti.

"Voi preferite avere in sella un criminale o che per alcune settimane sia il suo vicino di banco ad avere le redini?" ha esclamato in aula Alex Pedrazzini. "Io non avrei dubbi". Secondo il promotore dell'iniziativa, la sospensione dei ministri indagati non sarebbe né un problema di invasione di campo, né di vuoto di potere, visto che il consigliere di Stato verrebbe sostituito da un collega. D'altronde, ha ricordato Pedrazzini, i municipali possono già oggi venire sospesi: perché i consiglieri di Stato no?

Ci vuole prudenza, gli ha fatto eco il relatore di maggioranza Andrea Giudici (PLR), evidenziando come, in caso di approvazione della modifica di legge, il Gran Consiglio diventerebbe una sorta di tribunale. "Un'inchiesta può durare mesi e anni e, con una sospensione, rischieremmo di rovinare la carriera politica di questa persona" ha affermato Giudici.

"Già oggi si dispone di misure per prendere dei provvedimenti" ha aggiunto il consigliere di Stato Norman Gobbi. "Ma nella revisione vanno introdotte misure giuste ed eque che permettano di rispettare il principio di innocenza."

E il Parlamento, come detto, ha preferito non dare seguito alla proposta di Pedrazzini, accogliendo il rapporto di maggioranza, che stralcia la sospensione per i consiglieri di Stato. Sarà comunque possibile rendere ineleggibile e destituire dalla carica un membro del Consiglio di Stato che dovesse essere riconosciuto colpevole di reati contrari alla dignità della carica, ma solo una volta che la condanna è cresciuta in giudicato.

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