
Niente più investimenti da parte della Fondazione Agire: a comunicarlo, sulle pagine del CdT, è il presidente della fondazione Giambattista Ravano, che precisa: "A partire dal prossimo anno si concentrerà e svilupperà ulteriormente il coordinamento delle attività relative al trasferimento di tecnologia e conoscenza a favore delle imprese, il supporto alle start-up e all'imprenditorialità dei giovani e l'organizzazione e la gestione del concetto di parco tecnologico".
Dopo quattro anni di presenza sul territorio e 7 milioni di franchi - provenienti dall'oro della Banca nazionale svizzera - di investimenti nelle aziende, Agire deve dunque riorganizzare il proprio operato: "Il Parlamento - afferma Ravano - discuterà presto la nuova Legge sull'innovazione economica, il cui obiettivo principale è sostenere con aiuti mirati la competitività e la capacità d'innovazione delle aziende, prevedendo anche incentivi. La Fondazione Agire avrà un ruolo importante di appoggio e consulenza alle imprese che sviluppano imprenditorialità innovativa e deve configurarsi come piattaforma di collegamento".
Fondamentale a questo proposito è il ruolo dell'Università, anche considerando "l'indispensabile complementarietà con la SUPSI". Come spiega il presidente dell'USI Piero Martinoli, infatti, "esiste infatti una sana e produttiva differenza nel nostro operare, fondata sul know-how delle scuole professionali e il know-why delle università, che ha costruito il successo del sistema svizzero di formazione e ricerca, un sistema duale che distingue e al contempo integra in modo ottimale il ruolo delle due scuole. Per attirare nuove idee imprenditoriali il nostro Cantone ha bisogno di entrambi questi approcci, che devono lavorare in modo sinergico, valorizzandosi a vicenda".
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