
Il lavoro ridotto è stato riconosciuto a moltissimi lavoratori ticinesi, ma c’è un settore che fatica a ricevere gli aiuti richiesti: quello ospedaliero. A lanciare l’allarme è l’Associazione cliniche private ticinesi. “Sulle oltre 17mila richieste introdotte dai vari settori economici 16mila sono già state evase. Perché si temporeggia sul settore ospedalieri?”, chiedono.
“Le cliniche hanno garantito il pieno supporto al Cantone nella gestione dell’emergenza COVID. Parte del personale, quello necessario, ha lavorato al fronte per la cura dei pazienti, andando a completare i team dei reparti di cura e delle terapie intensive dei due centri COVID in Ticino”, si legge nel comunicato. Ma non tutti i medici e infermieri hanno avuto così tanto da fare: “Altro personale ha dovuto restare a casa perché la continuazione dell’attività sanitaria, ambulatoriale e stazionaria, non urgente è stata proibita dalla Confederazione”.
Oggi gli ospedali hanno riaperto, ma alcuni servizi accessori, come la ristorazione, rimangono chiusi. Ecco quindi che le cliniche lanciano l’allarme: un terzo degli incassi vengono dal contributo del Cantone, ma “due terzi degli introiti mancheranno comunque all’appello”, visto che la Confederazione non ha offerto finora alcun aiuto diretto. “Le cliniche sono ora molto preoccupate e deluse”, continuano. “Le cliniche che fino ad oggi si sono assunte interamente il rischio dei mancati introiti potrebbero loro malgrado dover licenziare il personale in esubero in questo momento, con il rischio di lasciare scoperto il sistema sanitario nel momento di una prossima, verosimile nuova ondata epidemica. Le strutture stanno facendo tutto il possibile per evitare questo, ma i segnali giunti ancora di recente dalla Sezione del Lavoro della Divisione dell’economia non incoraggiano a sperare in una soluzione rapida e positiva della questione. A questo punto un interessamento diretto del Governo sarebbe più che mai auspicabile”.
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