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Ticino
Niente italofoni nel CdA della Posta, la Deputazione non ci sta
Foto Shutterstock
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Lara Sargenti
5 anni fa
Il Consiglio federale sarebbe intenzionato ad assegnare il posto a un candidato germanofono. I parlamentari ticinesi a Berna richiamano le disposizioni adottate nel 2013, ribadendo l’importanza di un’equa rappresentanza negli organi di direzioni di imprese parastatali

Domani il Consiglio federale dovrebbe decidere una nuova nomina nel CdA della Posta. Secondo indiscrezioni di stampa il posto verrebbe assegnato a un candidato germanofono. Una situazione che non va giù alla Deputazione ticinese alle Camere federali, visto che al momento non vi è nessun rappresentante della Svizzera italiana nell’organo.

Una questione annosa
La questione non è nuova: già un anno fa voci si erano alzate per criticare la nomina di Corrado Pardini in seno al CdA della Posta. Diversi deputati ticinesi a Berna avevano criticato questa scelta, sostenendo che Pardini, benché parli italiano, non abbia rapporti con la Svizzera italiana. All’epoca il Consiglio federale aveva replicato affermando che il seggio occupato da Pardini è destinato a un rappresentante del personale, non a un esponente della Svizzera italiana. Secondo gli statuti della Posta, devono infatti far parte del consiglio d’amministrazione due rappresentanti del personale. Pardini ha sostituito Michel Gobet, deceduto nel febbraio 2020.

L’impegno dell’esecutivo per un’equa rappresentanza
L’esecutivo, ricorda la Deputazione in una nota odierna, aveva però assicurato il suo impegno a favore di una composizione adeguata dal profilo delle comunità linguistiche. “Consapevole del fatto che la Posta non rispetta i valori di riferimento per le comunità linguistiche nazionali da esso fissati, il Consiglio federale aveva garantito – rispondendo ad alcuni atti parlamentari di deputati ticinesi nel 2020 in occasione della nomina di Corrado Pardini – il suo impegno a favore di una composizione adeguata dal profilo delle comunità linguistiche nel consiglio di amministrazione della Posta, affermando che “in occasione delle future elezioni al consiglio di amministrazione sarà data importanza al fatto che queste prescrizioni siano nuovamente rispettate”.

Disposizioni da rispettare
La Deputazione ticinese richiama quindi le disposizioni adottate dal Consiglio federale nel 2013, “volute per assicurare un’equa rappresentanza delle lingue all’interno degli organi di direzione superiori delle aziende e degli stabilimenti vicini alla Confederazione”. Disposizioni che secondo la Deputazione ticinese il Consiglio federale dovrebbe tenere in considerazione qualora debba procedere a nomine di questo tipo. “La Svizzera italiana è tuttora esclusa anche dal consiglio di amministrazione di Swisscom, oltre che da quello già citato della Posta”, chiosa la Deputazione.

Due interpellanze sul tema
Sullo stesso tema sono state inoltrare due interpellanze. La prima, firmata da Matteo Quadranti (PLR), è indirizzata al Consiglio di Stato ticinese, nella quale si chiede di inviare una lettera di reclamo affinché il posto in oggetto sia attribuito a un ticinese e “non semplicemente ad una persona di lingua italiana senza rapporti col Ticino”. La seconda è stata inoltrata dal consigliere nazionale Marco Romano (PPD) direttamente al Consiglio federale, a cui viene chiesto se ha nuovamente dimenticato la dimensione regionale e linguistica. “Non ritiene che per una realtà come La Posta, confrontata a notevoli cambiamenti e fortemente legata ad un servizio pubblico di valenza nazionale, quindi con una dimensione regionale e linguistica molto marcata, sia rilevante disporre di un Consiglio di Amministrazione eterogeneo a livello linguistico e di provenienza regionale?”

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