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Ticino
Niente GPS sulle auto degli indagati
Niente GPS sulle auto degli indagati
Niente GPS sulle auto degli indagati
Redazione
10 anni fa
Il Tribunale federale ha respinto il ricorso della Procura ticinese, che voleva sorvegliare alcuni inquisiti francesi

Il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Ministero pubblico del Canton Ticino contro la decisione del Giudice dei provvedimenti coercitivi di non autorizzare la geolocalizzazione tramite GPS di numerose persone coinvolte in un'inchiesta in Francia.

La vicenda ha avuto inizio nella primavera di quest'anno. Nell'ambito di un procedimento penale aperto nei confronti di numerose persone in Francia per infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti, riciclaggio e partecipazione di malfattori a un'associazione a delinquere, le autorità francesi avevano predisposto la geolocalizzazione mediante GPS delle autovetture utilizzate dagli indagati. In maggio, accortesi che i veicoli in questione erano sconfinati in Svizzera, il Giudice istrutture del Tribunale di Grasse (Francia) ha inoltrato alla Svizzera una domanda di assistenza internazionale in materia penale, chiedendo di autorizzare la citata sorveglianza e di individuare e sequestrare eventuali beni depositati in Svizzera frutto dei sospettati reati riconducibili agli inquisiti.

In luglio il procuratore pubblico ticinese ha ordinato la sorveglianza, chiedendo al Giudice dei provvedimenti coercitivi di approvarla. Ma tre giorni dopo il giudice ha respinto la richiesta, ritenuta "non immediata".

La procura ha quindi presentato un ricorso al Tribunale federale, chiedendo che la richiesta sorveglianza venga approvata a posteriori, con effetto retroattivo.

Ma i giudici di Losanna, nella loro sentenza pubblicata oggi, ricordano che le decisioni di autorità cantonali in materia di assistenza internazionale non sono direttamente impugnabili dinanzi al Tribunale federale, ma devono essere dapprima contestate davanti alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale.

Il ricorso del procuratore pubblico ticinese è quindi stato dichiarato inammissibile. Si resta ora in attesa della sentenza del Tribunale penale federale, cui la procura aveva presentato un analogo ricorso.

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