
24 mesi sospesi con la condizionale. È questa la condanna emessa oggi alle Assise criminali di Lugano dal giudice Mauro Ermani nei confronti dell'amministratore unico della Chit SA, Vittorio Barbone.
Barbone, che non ha preso parte al processo in quanto sarebbe gravemente malato alla gola, non dovrà quindi andare in carcere.
La pubblica accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti, aveva proposto per lui 32 mesi di detenzione da scontare.
La legale di Barbone, avvocato Maria Galliani, aveva invece chiesto una pena con la condizionale.
"Ha agito senza scrupoli finché il pozzo non era vuoto e si è approfittato della fiducia del paese che lo aveva accolto". Così si è espresso il giudice Mauro Ermani nei confronti dell'imputato per aver sottratto fondi tra il 2009 e il 2010. Soldi destinati al pagamento delle diverse ditte alle quali erano stati subappaltati dei lavori, assegnati dal Cantone alla stessa Chit. Denaro usato invece per giocare al casinò e saldare debiti con gli usurai.
Il giudice ha infine accolto i reati ipotizzati dall'accusa, ovvero amministrazione infedele e bancarotta fraudolenta per oltre un milione di franchi, ritenuti reati gravi. Ma tra le attenuanti, il giudice ha tenuto conto delle precarie condizioni di salute dell'imputato e dell'assenza di nuovi reati commessi negli ultimi anni.
Da parte sua la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti valuterà se ricorrere in appello.
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