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Nick Antik: "Alla conferenza? Ho visto pochi politici"
Nick Antik: "Alla conferenza? Ho visto pochi politici"
Nick Antik: "Alla conferenza? Ho visto pochi politici"
Redazione
7 anni fa
Parla il giovane al centro delle discussioni degli ultimi giorni. Influencer, professione sì o no?

Venerdì sera si è tenuta la tanto contestata conferenza presso la nuova sede della “Città dei mestieri”, a Bellinzona.

Scatta l’interpellanza

La conferenza, lo ricordiamo, portava il nome “Professione influencer” e aveva infastidito molto sia la Gioventù Comunista che il Partito Comunista. Proprio quest’ultimo ha inoltrato un’interpellanza al Governo in cui descriveva l'iniziativa della Città dei mestieri come una “proposta fumosa”.

La conferenza: influencer o meno?

Stando alle parole di Nick Antik, il giovane ticinese seguito nel web che abbiamo contattato per fare il punto della situazione, alla conferenza c’era tanta gente. Tanta, da dover aggiungere posti a sedere: giovani, adulti e anche "pochi politici".

L’assenza dei diretti interessati

“A malincuore, non mi pare di aver visto o riconosciuto rappresentanti della politica". Ma, “a me avrebbe fatto molto piacere se si fossero presentati, e lo dico perché così avrebbero potuto fare domande, spiegare la loro posizione: ne avrei beneficiato io, e forse anche loro avrebbero potuto capire meglio lo scopo del mio intervento". Ma dico e continuerò ad affermare che non sto parlando direttamente ed unicamente ai politici; sono felice che nell’insieme, io, Shanti e Pablo siamo riusciti a fare chiarezza su molti punti".

Ma che cos’è l’influencer?

Influencer, blogger, vlogger, promozioni, Instagram, Facebook, Tumblr, tiktok e chi più ne ha più ne metta. Questo però è l’universo con cui bisogna interfacciarsi quando si parla di influencer. “La figura dell’influencer è come la punta dell’iceberg, sotto di lei si celano tantissime qualità che devono ad un certo punto risaltare, perché – spiega – bisogna essere in grado di fare un po’ di tutto e si deve avere una visione a 360°: dai video, alle foto, sapendosi muovere sul web”.

La terminologia

Ma sulla terminologia, Nick Antik, che conta quasi 24mila follower su Instagram, fa una precisazione: “A me non piace la parola ‘influencer’ perché tende a svalorizzare la figura: preferisco una parola generica come creativo, oppure identificarlo semplicemente come qualcuno che ha qualcosa da raccontare. Per intraprendere questo percorso devi “avere fame di conoscenza, devi aggiornarti, metterci la faccia e soprattutto reinventarsi, sempre”.

Resta il punto di domanda

L'interrogativo sull’esistenza della professione “influencer” però rimane. Il giovane artista spiega che non è la sua professione, perché “studio, lavoro alla televisione e faccio anche altre cose: tra le mia priorità ora infatti c’è la musica”. Quindi per Nick, questa attività è un “valore aggiunto”, attività che comunque gli occupa molto tempo delle sue giornate: dalla preparazione video, alla programmazione social e soprattutto al tempo per trovare la creatività necessaria per non annoiare il suo pubblico. Proprio quest’ultimo deve essere “coccolato” e “alimentato”. “Io ho un pubblico molto vario i miei contenuti spaziano dalla musica alla televisione, ai video”. Il pubblico del giovane ‘imprenditore digitale’ è come si usa dire “naturale” ovvero nasce senza meccanismi particolari per accaparrarsi follower. Però, aggiunge: “È un’attività che per vivere ha bisogno di ‘essere sponsorizzata’”.

Una polemica inutile

“Non sono davvero in grado di capire i motivi o le conseguenze della polemica”. Insomma, una polemica, che sembra essere per il giovane pressoché “inutile”. Questo perché, spiega, c’è tanta “disinformazione sulla tematica, non abbiamo mai voluto definire la professione dell’influencer come qualcosa che ha lo scopo di illusione, anzi”. 

L'obiettivo, quindi?

L’obiettivo della conferenza era dunque quello di rompere un po’ il tabù che si cela sotto questa figura ancora un po’ ignota in Ticino: “Siamo stati ingaggiati per informare, per raccontare che cosa facciamo noi e io per esempio, ho potuto raccontare della mia determinazione: nonostante studiassi, facessi altre cose non ho mai lasciato la mia attività da influencer e non ho mai detto ‘ragazzi lasciate la scuola’”.

In Ticino

Il Ticino, però, è un caso un po’ isolato. Se si pensa solo alla vicina penisola o ad altri Paesi europei non c’è nemmeno più bisogno di chiedersi se sia o meno una professione. “In Ticino arriverà questo momento quando ci sarà chiarezza, quando si capirà che l’influencer non è una pubblicità che cammina, fino ad allora ci sarà solo confusione”.

Un hobby?

Quindi, una professione non professione perché, anche per gli esempi di altri “influencer” ticinesi veramente pochissimi lo fanno come unica attività lavorativa. Tutti, o quasi, lo fanno come Nick, à côté di un lavoro, o di un percorso scolastico.

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