
Il Gran Consiglio, con il sostegno compatto del fronte borghese – UDC, Lega, PLR e Centro – ha approvato il rapporto di maggioranza sull’iniziativa per la neutralizzazione delle stime immobiliari. «Un voto chiaro, che blocca sul nascere l’ennesimo tentativo della sinistra di trasformare un aggiornamento tecnico in una maxi-stangata fiscale e sociale da oltre 400 milioni», si legge in un comunicato stampa dell’UDC. L’iniziativa, annunciata dal partito democentrista (Paolo Pamini primo firmatario) e successivamente lanciata insieme al fronte borghese, «nasce da un principio semplice: l’aggiornamento delle stime è necessario, ma non può diventare un pretesto per aumentare automaticamente le imposte o ridurre silenziosamente le prestazioni sociali».
L’impatto
Un allineamento delle stime ai valori di mercato, si legge ancora, «comporterebbe un impatto teorico complessivo di 431 milioni di franchi tra maggiori tributi e minori sussidi. Non si tratta di cifre astratte, bensì di soldi che verrebbero sottratti a famiglie, pensionati, proprietari di abitazioni primarie e a cittadini che oggi beneficiano di prestazioni sociali». La sinistra ha scelto di opporsi, «minimizzando l’impatto e lasciando intendere che oltre 400 milioni siano una semplice ‘variabile tecnica’. Non lo sono: sono una scelta politica e chi vota contro la neutralizzazione deve assumersi la responsabilità di voler utilizzare la revisione delle stime per aumentare il gettito o restringere l’accesso a sussidi e aiuti».
«Introdurre un principio di trasparenza»
L’iniziativa – viene specificato – non blocca la revisione delle stime. «Introduce un principio di trasparenza e responsabilità: prima si decide politicamente se e come intervenire su imposte e prestazioni, dopodiché si applicano i nuovi valori. Non il contrario. È un punto essenziale per il ceto medio ticinese, per le famiglie che hanno acquistato casa con sacrifici e mutui pluriennali, per gli anziani che dispongono di un immobile ma non di liquidità. E anche per chi rischierebbe di superare soglie sociali semplicemente a causa di un riallineamento tecnico».
Il voto
Il 14 giugno 2026 saranno i cittadini ticinesi ad avere l’ultima parola. «Decideranno se la revisione delle stime debba restare un atto tecnico accompagnato da scelte politiche chiare, oppure diventare un automatismo capace di generare l’ennesima stangata fiscale mascherata».

