
430 milioni ogni anno. Tanti sono i franchi che, con la revisione delle stime, arriverebbero o resterebbero nelle casse cantonali. L’obiettivo dichiarato del comitato favorevole ad una neutralizzazione dell’adeguamento - che oggi ha spiegato le proprie ragioni - è, citiamo, lasciarli invece nelle tasche dei cittadini. Le stime, è noto, devono per forza essere adeguate. Su questo non c’è discussione, lo impone Berna. Il prossimo 14 giugno, però, i ticinesi potranno esprimersi su un nuovo articolo costituzionale: se accettato, adattamenti di imposta, rette o sussidi non saranno automatici, bensì decisi dal Gran Consiglio e quindi referendabili. A venire toccati da un aumento saranno 32 tra leggi e regolamenti.
Un aumento delle stime non andrebbe ad incidere soltanto sulle imposte sulla sostanza ma - spiegano i promotori - anche, ad esempio, sui sussidi ricevuti, sulle rette di casa anziani pagate, sulle borse di studio. L’iniziativa costituzionale è interpartitica, sostenuta da UDC, PLR, Lega e Centro. Nel caso di via libera popolare, la politica avrà il suo bel da fare per trovare la quadra del cerchio. Il mantra degli iniziativisti è chiaro: un aumento dei valori di stima nella realtà non si traduce in maggiore ricchezza del contribuente. È un aumento sulla carta. Questo, ha spiegato Andrea Gehri presidente della Camera di commercio, vale anche per le aziende, le quali potrebbero trovarsi in seria difficoltà.

